Archivio | febbraio, 2013

Il 4 marzo si terrà il secondo incontro: parleremo di amore e odio in Empedocle e Freud, con Federica Montevecchi

26 Feb
Sigmund Freud


Sigmund Freud

Come ci aiutano Empedocle e Freud a pensare l’opposizione fra amore e odio?
Vi forniamo una traccia della lezione Amore e odio: Empedocle e Freud che Federica Montevecchi terrà lunedì 4 marzo durante il secondo incontro di “Pensare la vita”:

Fr. 17 DK
Duplice cosa dirò: che ora l’uno si accresce da essere solo
dai molti, ora poi si divide da essere molti da uno.
Doppia degli esseri mortali la genesi, doppio il venir meno:
l’una, infatti, l’unione di tutte le cose la produce e la distrugge,
l’altro a sua volta alimentato dalle cose che si separano, svanisce.
E queste cose che mutano continuamente mai finiscono,
ora per Philia convenute in uno tutte quante,
ora poi di portate via ciascuna separatamente dall’inimicizia di Neikos.
E come l’uno dai molti ha imparato a prodursi
e a loro volta dalla separazione dell’uno i molti provengono,
così sono in divenire e non è immutabile la loro eternità:
ma in quanto mutando di continuo mai finiscono,
perciò in eterno sono immobili nel ciclo.
Suvvia, le mie parole ascolta: l’apprendimento, infatti, accresce la phren;
giacché come anche prima ho detto, dichiarando i limiti delle parole,
duplice cosa dirò: che ora l’uno si accresce da essere solo
dai molti, ora poi si divide da essere molti da uno,
fuoco e acqua e terra e dell’aria l’infinita altezza,
e Neikos funesto distinto da essi, di ugual peso ovunque,
e Philia in essi, uguale in lunghezza e larghezza;
con la mente guardala, non restare con occhi stupiti,
lei che persino nelle mortali membra si ritiene insita,
per lei hanno pensieri amorevoli e opere di concordia compiono
chiamandola con il nome significativo di Gioia e Afrodite:
nessun uomo mortale sa tra quante cose lei si aggira,
ma tu ascolta il seguito non ingannevole del discorso.
Questi infatti sono tutti uguali e coevi per nascita,
ma prerogativa diversa ognuno possiede, secondo l’indole di ciascuno,
a turno dominano nel volgere del tempo.
Né oltre ad essi alcuna cosa si genera, né viene meno:
perché se si distruggessero definitivamente neppure sarebbero;
e che cosa accrescerebbe questo tutto e da dove venendo?
e in che modo perirebbero, dal momento che nulla è privo di essi?
Ma essi sono quelli che, gli uni attraverso gli altri correndo,
diventano ora queste ora quelle cose e continuativamente sempre uguali.
S.FREUD

Da Analisi terminabile e interminabile di Sigmud Freud:

«Empedocle di Acraga […] si presenta come una figura tra le più eminenti e singolari della storia della civiltà greca. La sua poliedrica personalità operò nelle direzioni più diverse: fu ricercatore e pensatore, profeta e mago, politico, filantropo e medico naturalista. […] Il suo spirito sembra aver riunito in sé i più stridenti contrasti: esatto e sobrio nelle ricerche fisiche e fisiologiche, non si ritrasse tuttavia dinanzi alle oscurità della mistica ed elaborò speculazioni cosmiche di sorprendente audacia immaginativa». (S.Freud, Analisi terminabile e interminabile, in Opere, Bollati Boringhieri, Torino, 1976 e ss., vol. 11, p.528.)

«Il nostro interesse si accentra […] su quella dottrina di Empedocle che si avvicina talmente alla teoria psicoanalista delle pulsioni, da indurci nella tentazione di affermare che le due dottrine sarebbero identiche se non fosse per un’unica differenza: quella del filosofo greco è una fantasia cosmica, mentre la nostra aspira più modestamente a una validità biologica. Comunque, giacché per Empedocle tutto l’universo è animato al modo stesso del singolo essere vivente, a questa differenza viene tolta gran parte della sua importanza. Il filosofo, dunque, insegna che due sono i princìpi che governano ciò che accade nella vita dell’universo e nella vita della psiche, e che essi sono in perpetua lotta tra loro. Egli li chiama philia (amore) e neikos (discordia). Uno di questi poteri […] tende ad agglomerare in unità le particelle originarie dei quattro elementi, mentre l’altro, al contrario, mira a far recedere queste mescolanze e a separare le une dalle altre le particelle originarie degli elementi. Il processo universale è concepito da Empedocle come un continuo incessante alternarsi di periodi nei quali l’una o l’altra delle due forze fondamentali prende il sopravvento, così che una volta l’amore, e la volta successiva la discordia raggiungono in pieno il loro scopo e dominano il mondo; dopo di che subentra l’altro principio che era stato soprafatto e che ora, a sua volta, debella il proprio antagonista». (S.Freud, Analisi terminabile e interminabile, in Opere, Bollati Boringhieri, Torino, vol. 11, p.225)

Scarica qui la scheda completa della lezione che Federica Montevecchi terrà il 4 marzo

I libri consigliati da Federica Montevecchi

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Conferenza stampa

22 Feb

Ecco la conferenza  stampa tenutasi il 21 febbraio  per presentare la nuova edizione del corso “Pensare la vita. Il senso degli opposti”

 

Clicca qui per leggere il Comunicato Stampa

Lunedì prossimo parliamo di “Anima e corpo in Platone” con Alberto Meschiari

19 Feb

platone275

Come ci aiuta la filosofia di Platone, dopo secoli,
a pensare l’opposizione fra anima e corpo?
In anteprima, vi forniamo una traccia della lezione che Alberto Meschiari terrà lunedì 25 febbraio durante il primo incontro della nuova edizione di “Pensare la vita”:
Dal  Cratilo di Platone (400):

Indagando il significato dei nomi, a un certo punto viene in questione il termine corpo (soma).

Dice Socrate: «alcuni lo intendono come sema, “tomba dell’anima”, in quanto v’è sepolta durante la vita terrena; e perché d’altronde l’anima per mezzo del corpo semainei, significa ciò che vuol significare, esso è giustamente denominato sema nel senso di segno. Senonché io son d’avviso che il nome glielo abbiano posto Orfeo e i suoi seguaci, in quanto l’anima vi espia quei peccati che deve espiare, ed abbia quest’involucro, immagine d’un carcere, affinché si salvi; onde sia per l’anima, fino a che non abbia pagato il suo debito, appunto quello da cui prende il nome, un soma, un mezzo di salvamento».

 Dal Fedone (66 d-e; 67 d):

Dice Socrate: «se mai vogliamo conoscere qualche cosa nella sua purezza, dobbiamo separarci dal corpo e guardare le cose in sé con la sola anima. E a quanto pare, solo allora, cioè dopo la morte e non finché siamo in vita […] avremo ciò che desideriamo e di cui ci dichiariamo amanti, cioè la sapienza. […] E non è proprio questo che si chiama morte: liberazione e separazione dell’anima dal corpo? […] e l’esercizio dei filosofi è proprio questo: liberazione e separazione dell’anima dal corpo».

Forse continuiamo ancora oggi ad amare Platone perché è il filosofo che ha razionalizzato due grandi speranze: la speranza di una sopravvivenza oltre la morte, grazie all’ipotesi dell’immortalità dell’anima; e quella di una perfettibilità della convivenza umana sulla terra e dell’affermarsi del “regno della giustizia”.

Il superamento della morale dell’eroe omerico, fondata sull’esercizio della forza, seguì in Grecia due strade che nel V secolo si intersecarono nella figura di Socrate: per un verso la politicizzazione del problema morale con la fondazione della polis e l’elaborazione del pensiero della legge; per un altro l’interiorizzazione del problema morale attraverso il recupero dalla tradizione orfico-pitagorica del pensiero dell’anima e la sua rielaborazione ad opera di Platone. È in questo contesto che anima e corpo vengono via via perfezionando il loro significato e la loro interazione.

Convinto che nessuno che conosca il bene, opererà il male, Socrate oppone l’idea di un’anima pura al corpo come punizione. Questa, agli occhi di Platone, è la debolezza della sua etica. Socrate non coglie la lezione della tragedia greca, che mette in scena il conflitto interno all’anima stessa: passioni violente come l’odio e l’amore, che agiscono dentro di essa e non fuori nel corpo, sono sufficienti a travolgere ogni ragionevolezza. Platone cercherà la soluzione del problema su un piano politico, mettendo in relazione il conflitto interno all’anima con il conflitto interno alla polis.

Qui puoi scaricare la scheda della lezione: Alberto Meschiari – Anima e corpo in Platone

Qui puoi trovare i libri consigliati da Alberto Meschiari

Il 25 febbraio iniziamo a “Pensare la vita”.Quest’anno ci occupiamo de “Il senso degli opposti”.

13 Feb

Paltone aristoteleDal 25 febbario avrà inizio un nuovo corso di formazione filosofica “Pensare la vita”, quest’anno focalizzato sul senso di alcune opposizioni di concetti e valori che attraversano la storia del pensiero: anima e corpo in Platone, amore e odio in Empedocle e Freud, libertà e grazia in Lutero, vita contemplativa e vita attiva in Hannah Arendt, ragione e passioni in Spinoza, giustizia e compassione in Schopenhauer, libertà e uguaglianza in Tocqueville, Individuo e Stato in Adorno.

La visione del mondo di ciascun pensatore è basata su un’idea fortemente caratterizzata, che acquista risalto in quanto si definisce rispetto a idee opposte precedentemente formulate. Talora i termini in contrasto non si trovano in un rapporto di assoluta esclusione: è possibile che ciascuno possieda una sua verità e venga persino conciliato col suo contrario in una sintesi più ampia.

Il corso si propone di esplorare il significato del contrasto o dell’equilibrio di alcune di queste coppie di concetti antitetici. Ciò verrà fatto ogni volta a partire dalla ricostruzione della teoria di un determinato filosofo.

Vi ricordiamo che gli incontri sono aperti a tutti, e che non è richiesta alcuna conoscenza fifosofica.

Durante il primo incontro parleremo di Anima e corpo in Platone, con Alberto Meschiari.

Qui potete trovare il programma del corso, locandina in formato pdf

notizie sui relatori, informazioni sul luogo in cui si terrano gli incontri, il Cinema Astra.logo comune di Parma

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Dipartimento ALEF

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