Lunedì 2 marzo vi aspettiamo al secondo incontro. Con Anna Ferruta parleremo de “La funzione del sognare tra ragione e passione”

27 Feb

La quinta edizione del corso filosofico Pensare la vita è partita lunedì scorso con il primo incontro tenuto dal nostro presidente Ferruccio Andolfi. Proseguiamo lunedì 2 marzo, alle ore 18 presso il Cinema Astra, in compagnia di Anna Ferruta che terrà una lezione dal titolo La funzione del sognare tra ragione e passione. Moderatore sarà Valeria Bizzari. Inoltre vi informiamo che a breve, sul blog, sarà disponibile il filmato della prima lezione.

Scheda della lezione di Anna Ferruta

Ecco alcuni brani che verranno presi in considerazione durante l’incontro:

Freud: le “ragioni” del sogno

Sigmund Freud (Freiberg 1856 – Londra 1939)

Sigmund Freud (Freiberg 1856 – Londra 1939)

Nella formazione del sogno, il lavoro psichico si scompone in due operazioni: produzione dei pensieri del sogno, e loro trasformazione in contenuto del sogno. I pensieri del sogno sono formati in modo perfettamente corretto e con tutta l’energia psichica di cui siamo capaci; appartengono al pensiero che non è divenuto cosciente, dal quale derivano, attraverso una determinata trasformazione, anche i pensieri coscienti. Per quanto possano essere importanti e misteriosi gli enigmi che si nascondono nei pensieri onirici, essi tuttavia non hanno alcun rapporto particolare col sogno e non meritano di essere trattati fra i problemi del sogno. L’altra parte del lavoro, invece, l’operazione che trasforma i pensieri inconsci in contenuto onirico, è peculiare e tipica della vita del sogno. Ora questo lavoro onirico vero e proprio si stacca dal modello del pensiero vigile molto più di quanto abbiano supposto perfino i denigratori più accesi dell’opera della psiche nella creazione del sogno. Non che esso sia più sciatto, più scorretto, più smemorato, più incompleto del pensiero vigile; è qualche cosa di interamente diverso qualitativamente e perciò non immediatamente confrontabile con esso. Non pensa, non calcola, non giudica affatto, ma si limita a trasformare. È possibile farne una descrizione esauriente, tenendo presenti le condizioni cui deve sottostare la sua creazione. Questo prodotto, il sogno, dev’essere prima di tutto sottratto alla censura e a questo scopo il lavoro onirico si serve dello spostamento dell’intensità psichiche, fino alla trasmutazione di tutti valori psichici; i pensieri devono essere resi, esclusivamente o prevalentemente, come tracce mnestiche visive o acustiche e da quest’ esigenza sorge per il lavoro onirico la considerazione della rappresentatbilità, cui esso risponde mediante nuovi spostamenti.(…)
Per me dunque il valore teorico dello studio sul sogno consisterebbe nei contributi alla conoscenza psicologica e nei preliminari introduttivi allo studio delle psiconevrosi. Chi mai è in condizioni di prevedere l’importanza cui può assurgere la conoscenza approfondita della struttura e delle attività dell’apparato psichico, se già l’attuale livello del nostro sapere è tale da consentire una felice influenza terapeutica sulle forme in sè curabili di psiconevrosi? Ma qual è il valore pratico di questo lavoro-sento chiedere- per la conoscenza psichica, per la rivelazione di segreti qualità caratteriali dei singoli? Non hanno forse gli impulsi inconsci rivelati dal sogno il valore di potenze reali nella vita psichica? Dobbiamo tenere in poco conto il significato etico dei desideri repressi, i quali, così come creano sogni, potranno un giorno creare altre cose? Non mi sento autorizzato rispondere a queste domande. Il mio pensiero non ha approfondito questo lato del problema del sogno. Ritengo soltanto che, in ogni caso, aveva torto l’imperatore romano che fece giustiziare un suddito perché questi aveva sognato di ammazzare l’imperatore. In primo luogo, si sarebbe dovuto preoccupare di sapere il significato di quel sogno: molto probabilmente, non era quello messo in mostra. E quand’anche un sogno diverso avesse questo significato di lesa maestà, sarebbe ancora opportuno ricordare il detto di Platone: l’uomo virtuoso si limita a sognare quel che l’uomo malvagio fa nella vita. Penso dunque che la cosa migliore sia di mettere i sogni in libertà. Non sono in condizione di dire si debba riconoscere una realtà ai desideri inconsci. Naturalmente essa va negata a tutti i pensieri di passaggio e intermedi. Quando si hanno di fronte i desideri inconsci, portati alla loro espressione ultima più vera, bisogna dire che la realtà psichica è una particolare forma di esistenza che non deve essere confusa con la realtà materiale. (…) Per l’esigenza pratica di valutare il carattere dell’uomo, bastano perlopiù l’azione e il modo di sentire, chi si manifestano consciamente.(…). In ogni caso, è istruttivo imparare a conoscere il terreno, profondamente scavato, sulle quali siedono fieramente le nostre virtù.
da S. Freud, L’interpretazione dei sogni, Boringhieri volume III , 1900 (pp.464.564 passim).

Ogden: la funzione psicoanalitica della personalità
Postulando una “funzione psicoanalitica della personalità” (1962a, pag. 89), Bion sta proponendo che la personalità umana sia costituzionalmente equipaggiata con operazioni mentali che generano significato simbolico personale, coscienza, e potenziale per il lavoro psicologico inconscio con i problemi emotivi. Tutte e tre queste componenti della funzione psicoanalitica della mente mediano la crescita psicologica. Ciò che rende “psicoanalitica” questa funzione della personalità è il fatto che il lavoro psicologico è realizzato in larga misura mediante il considerare una situazione emotiva simultaneamente dalla prospettiva della mente cosciente e inconscia. Per Bion, il sognare (che è sinonimo di pensiero inconscio) è la forma psicologica principale in cui questo lavoro si compie.(…)
Così come le stelle rimangono il cielo anche quando la loro luce viene oscurata dal bagliore del sole, così il sognare è una continua funzione della mente che persiste anche quando i nostri sogni sono resi oscuri alla coscienza dal bagliore della vita da svegli. Sognare è la forma più libera, più inclusiva e più profondamente penetrante di lavoro psicologico di cui sono capaci gli esseri umani. Nel concepire la funzione psicoanalitica della personalità in questo modo, Bion rivede radicalmente la comprensione di Freud del lavoro del sognare e del processo analitico. Per Freud, lo scopo del sognare e della psicoanalisi è quello di rendere cosciente l’inconscio- cioè rendere derivati dell’esperienza inconscia disponibili al pensiero cosciente (processo secondario). In contrasto, per Bion, l’inconscio è la sede della funzione psicoanalitica della personalità e, conseguentemente, allo scopo di compiere lavoro psicoanalitico, si deve rendere incosciente l’inconscio- cioè rendere l’esperienza vissuta cosciente disponibile per il lavoro inconscio del sogno. Il lavoro di sognare, per Bion, è il lavoro psicologico per mezzo del quale noi creiamo significato personale simbolico, divenendo con ciò noi stessi. In altre parole, noi sogniamo noi stessi in esistenza.
T.H.Ogden, Riscoprire la psicoanalisi, CIS Editore, Milano 2009, pp.160 ss.

La relatrice:

Anna ferruta, psicoanalista, membro ordinario con funzioni di training della Società Psicoanalitica Italiana e full member dell’IPA. Ha collaborato per molti anni con la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino ed è stato giudice onorario presso la corte d’appello del tribunale dei minori di Torino. È stato professore a contratto presso la Scuola di Specializzazione in Psicologia Clinica della Facoltà di Psicologia dell’ Università di Torino e presso diverse scuole di specializzazione in Psicologia Clinica. Attualmente è docente presso l’Istituto Nazionale di Training della Società Psicoanalitica Italiana della sezione di Milano. Ha pubblicato lavori e monografie su riviste italiane ed estere sull’epistemologia psicoanalitica, sui modelli teorico-clinici dell’intervento psicoanalitico, sugli aspetti transgenerazionali del trauma, sulle problematiche legate all’adozione. Attualmente è presidente del Centro Torinese di Psicoanalisi sede locale della Società Psicoanalitica Italiana e membro del Comitato Locale di Training della sezione milanese dell’Istituto di Training della Società Psicoanalitica Italiana.

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