Eccoci al al terzo incontro. Lunedì 9 marzo rifletteremo con Adriano Zamperini sulla “Società del sentire e conformismo emozionale”

6 Mar

Vi aspettiamo lunedì 9 marzo alle ore 18 presso il Cinema Astra di Parma per la terza lezione dell’edizione 2015 di Pensare la vita. L’intervento di Adriano Zamperini riguarderà la Società del sentire e il conformismo emozionale. Modera la lezione Teresa Paciariello.

Ecco la scheda: Adriano Zamperini – Società del sentire e conformismo emozionale

Georg Simmel (1858, Berlino - 1918, Strasburgo)

Georg Simmel (1858, Berlino – 1918, Strasburgo)

Di seguito un brano di Georg Simmel tratto da Le metropoli e la vita dello spirito

“La base psicologica su cui si erge il tipo delle individualità metropolitane è l’ intensificazione della vita nervosa che è prodotta dal rapido e ininterrotto avvicendarsi di impressioni esteriori e interiori. L’uomo è un essere che distingue, il che significa che la sua coscienza viene stimolata dalla differenza tra l’impressione del momento è quella che precede; le impressioni che perdurano, che si differenziano poco, o che si succedono e si alternano con una regolarità abitudinaria, consumano per così dire meno coscienza che non l’accumularsi veloce di immagini congiunti, o il contrasto brusco che si avverte entro ciò che si abbraccia in uno sguardo, o ancora il carattere inatteso di impressioni che si impongono all’attenzione. Nella misura in cui la metropoli crea proprio queste ultime condizioni psicologiche – ad ogni attraversamento della strada, nel ritmo e nella varietà della vita economica, professionale, sociale – essa crea già nelle fondamenta sensorie della vita psichica, nella quantità di coscienza che si richiede a causa della nostra organizzazione come esseri che distinguono, un profondo contrasto con la città di provincia e con la vita di campagna, con il ritmo più lento, più abitudinario e inalterato dell’immagine sensorio-spirituale della vita che queste comportano.
Ciò innanzitutto permette di comprendere il carattere intellettualistico della vita psichica metropolitana, nel suo contrasto con quella della città di provincia, che è basate per lo più sulla sentimentalità e sulle relazioni affettive. Queste ultime si radicano negli strati meno consci della psiche e si sviluppano innanzitutto nella quieta ripetizione di abitudini interrotte. La sede dell’intelletto, invece, sono gli strati trasparenti, consci e superiori della nostra psiche. L’intelletto è la più adattabile delle nostre forze interiori per venire a patti con i cambiamenti e i contrasti dei fenomeni non richiede quegli sconvolgimenti e quei drammi interiori che la sentimentalità, a causa della sua natura conservatrice, richiederebbe necessariamente per adattarsi ad un ritmo analogo di comprensione.
Così il tipo metropolitano – che naturalmente è circondato da mille mobilitazioni individuati – si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore: anziché con l’insieme dei sentimenti, reagisce essenzialmente con l’intelletto, di cui il potenziamento della coscienza, prodotto dalle medesime cause, è il presupposto psichico. Con ciò la reazione dei fenomeni viene spostata in quell’organo della psiche che è il meno sensibile ed il più lontano dagli strati profondi della personalità. Questo intellettualismo, che intendiamo come una difesa della vita soggettiva contro la violenza della metropoli, si ramifica e si interseca con molti altri fenomeni.
Le metropoli sono sempre state la sede dell’economia monetaria, poiché in esse la molteplicità e la concentrazione dello scambio economico procurano al mezzo di scambio di se stesso un’importanza che la scarsità del traffico rurale non avrebbe mai potuto generare. Ma economia monetaria e dominio dell’intelletto si corrispondono profondamente. A entrambi è comune l’atteggiamento della mera neutralità oggettiva con cui si trattano uomini accolse un atteggiamento in cui la giustizia formale si unisce spesso a una durezza senza scrupoli.
L’uomo puramente intellettuale è indifferente a tutto ciò che è propriamente intellettuale, perché da questo conseguono relazioni e reazioni che non si possono esaurire con l’intelletto logico – esattamente come nel principio del denaro l’individualità dei fenomeni non entra. Il denaro infatti ha a che fare solo con ciò che è comune ad ogni cosa, il valore di scambio, che riduce tutte le qualità e le specificità a livello di domande che riguardano solo la quantità.
Tutte le relazioni affettive tra le persone si basano sulla loro individualità, mentre quelle intellettuali operano con gli uomini come se fossero dei numeri, come se fossero elementi di per sé indifferenti, che interessano solo per il loro rendimento oggettivamente calcolabile. È in questo modo che l’abitante della metropoli si rapporta con i suoi fornitori o con i suoi clienti, con i suoi servi e spesso anche con le persone che appartengono al suo ambiente sociale con cui deve intrattenere qualche relazione, mentre in una cerchia più stretta l’inevitabile conoscenza delle individualità produce una altrettanto inevitabile colorazione affettiva del comportamento, che va al di là del mero inquadramento oggettivo della relazione in termini di prestazione e controprestazione”
G. Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, Armando Editore, Roma 1996, pp.36-39.

ADRIANO ZAMPERINI, insegna Psicologia sociale all’Università di Padova. Cofondatore e presidente della Società Italiana di Scienze Psicosociali per la Pace, e coordinatore scientifico del “Laboratorio sulla violenza e le atrocità collettive”. Tra le sue pubblicazioni più recenti: L’indifferenza. Conformismo del sentire e dissenso emozionale (Einaudi 2007); L’ostracismo. Essere esclusi, respinti e ignorati (Einaudi 2010); Prigioni della mente (Einaudi 2014); La bestia dentro di noi. Smascherare l’aggressività (il Mulino 2014).

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