Dopo la pausa di Pasqua ci ritroviamo per la penultima lezione. Alberto Meschiari ci parlerà de “La ragione appassionata”

8 Apr
Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 - Napoli, 1837)

Giacomo Leopardi (Recanati, 1798 – Napoli, 1837)

Siamo oramai giunti alla fine del nostro percorso. Dopo l’interruzione di Pasqua riprendiamo con le lezioni della quinta edizione di Pensare la vita. Vi aspettiamo quindi al penultimo incontro lunedì 13 aprile alle ore 18 presso il cinema Astra di Parma. In compagnia di Alberto Meschiari rifletterremo su La ragione appassionata. Modera Donatella Gorreta. Cliccando qui potrete scaricare la scheda della lezione Meschiari_La ragione appassionata contenente il brano che riportiamo qui di seguito.

Si tratta di un passo dello Zibaldone di Giacomo Leopardi

“Chi non ha o non ha mai avuto immaginazione, sentimento, capacità di entusiasmo, di eroismo, d’illusioni vive e grandi, di forti e varie passioni, chi non conosce l’immenso sistema del bello, chi non legge o non sente, o non ha mai letto o sentito i poeti, non può assolutamente essere un grande, vero e perfetto filosofo, anzi non sarà mai se non un filosofo dimezzato […] Non già perché il cuore e la fantasia dicano sovente più vero della fredda ragione, come si afferma, nel che non entro a discorrere, ma perché la stessa freddissima ragione ha bisogno di conoscere tutte queste cose, se vuol penetrare nel sistema della natura [cioè del sentimento, delle passioni, dell’immaginazione, ecc.] e svilupparlo. L’analisi delle idee, dell’uomo, del sistema universale degli esseri, deve necessariamente cadere in grandissima e principalissima parte, sulla immaginazione sulle illusioni naturali, sul bello, sulle passioni, su tutto ciò che v’ha di poetico nell’intero sistema della natura. Questa parte della natura, non solo è utile, ma necessaria per conoscer l’altra, anzi l’una dall’altra non si può staccare nelle meditazioni filosofiche, perché la natura è fatta così. La detta analisi in ordine alla filosofia, dev’essere fatta non già dall’immaginazione o dal cuore, bensì dalla fredda ragione che entri nei più riposti segreti dell’uno e dell’altra. Ma come può fare tale analisi colui che non conosce perfettamente tutte le dette cose per propria esperienza, o non le conosce quasi punto? […] Tale è stata ed è una grandissima parte de’ più acclamati filosofi dal 600 in poi, massime tedeschi e inglesi. Avvezzi a non leggere, a non pensare, a non considerare, a non istudiare, che filosofia, dialettica, metafisica, analisi matematica, abbandonando affatto il poetico, spoeticizzata del tutto la loro mente, assuefatti ad astrarre totalmente dal sistema del bello, e a considerare e porre la loro professione le mille miglia lontano da tutto ciò che spetta all’immaginazione e al sentimento, perduto affatto l’abito del bello e del caldo, e immedesimati con quello del puro raziocinio, del freddo ec. non conoscendo altra esistenza nella natura che il ragionevole, il calcolato ec. e libero da ogni passione, illusione, sentimento, essi errano a ogni tratto, e all’ingrosso, ragionando colla più squisita esattezza. […] l’immaginazione è la più feconda e maravigliosa ritrovatrice de’ rapporti e delle armonie le più nascoste […] La ragione e l’uomo non impara se non per esperienza. Se la ragione vuol pensare e operare da sé, e quindi scoprire, e far progressi, le conviene conoscere per sua propria esperienza; altrimenti l’esperienza altrui […] non potrà servirle che a ripetere le operazioni fatte da altri. Quindi si veda quanto sia difficile a trovare un vero e perfetto filosofo. […] È del tutto indispensabile che un tal uomo sia sommo e perfetto poeta; ma non già per ragionar da poeta; anzi per esaminare da freddissimo ragionatore e calcolatore ciò che il solo ardentissimo poeta può conoscere. Il filosofo non è perfetto, s’egli non è che filosofo […] La ragione senza notizia del sistema del bello, delle illusioni, entusiasmo, ec. e di ciò che spetta all’immaginazione e al cuore, è essa medesima un’illusione, e un’artefice di mitologia […] La stessa essenziale inimicizia della ragione colla natura [cioè con le passioni, l’immaginazione, il sentimento] la pone in necessità di perfettamente conoscerla, il che non si può senza sentirla”.

Alberto Merschiari durante una lezione di una passata edizione.

Alberto Merschiari durante una lezione di una passata edizione.


Il relatore: Alberto Meschiari è ricercatore di Filosofia morale presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha pubblicato testi di Storia della filosofia: da Psicologia delle forme simboliche (Le Lettere 1999), alla cura di scritti di Heymann Steinthal, La scienza della lingua di Wilhelm von Humboldt e la filosofia hegeliana. Filologia, storia e psicologia (Guida 1998), e di Moritz Lazarus, Psicologia dei popoli come scienza e filosofia della cultura (Bibliopolis 2008); di Storia della scienza: con la cura, in particolare, dell’Edizione Nazionale delle Opere e della Corrispondenza di Giovanni Battista Amici (Bibliopolis 2006), di cui è direttore; e di narrativa: Le lanterne di stagno. Dieci racconti di commento a Stevenson (ETS 2004), Una giornata fiorentina di Friedrich Nietzsche (Bibliopolis 2006), Un posto dove abitare (Il Campano 2009), e Racconti d’amore (Tassinari 2011). Nell’ambito della Filosofia morale ha elaborato una propria “etica del reincanto”, tuttora in evoluzione (cfr. Sul dialogo e i suoi caratteri distintivi rispetto a ogni altra forma d’interazione verbale, Il Campano 2008; Riprendersi la vita. Per un’etica del reincanto, Tassinari 2010; Il libriccino del silenzio. Strategie del reincanto, Tassinari 2012).

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