Siamo al penultimo incontro. Alessandra Persichetti terrà una lezione sulla “Fraternità islamica”

8 Apr

Siamo giunti al settimo e penultimo incontro di questa sesta edizione di Pensare la vita. La tematica che affronteremo insieme lunedì prossimo, 11 aprile, ci invita a riflettere sulla Fraternità islamica, questione davvero attuale, che ci è utile approfondire.

La relatrice che ci guiderà sarà Alessandra Persichetti, docente di Antropologia dei Paesi arabi all’Università per stranieri di Siena. Si è occupata di antropologia sociale e politica dei paesi arabi (analisi neo-strutturalista dei sistemi di parentela e tribali), fenomeni migratori (analisi delle catene migratorie e dei gruppi, dinamiche interculturali). Tra le sue pubblicazioni, La caduta di Baghdad (Bruno Mondadori, 2006) e Tra Marocco e Italia (CISU, 2003).

Vi aspettiamo alle 18 presso il cinema Astra di Parma. L’incontro sarà moderato da Chiara Tortora. Qui potete scaricare la scheda della lezione La fraternità islamica

Ecco di seguito alcune righe introduttive scritte dalla nostra relatrice:

In queste contrade l’idea di solidarietà sembra solo raramente elevarsi verso un’accezione universalistica, comprendente l’intero genere umano; piuttosto, essa sembra più spesso bloccarsi alle soglie “di un noi esclusivo”, finendo non di rado per definirsi “in opposizione ad un mondo di estranei o nemici”.

Il seguente hadith, diffusissimo, è esemplificativo: “I più vicini hanno la precedenza nell’aiuto”. الأقربون أولى بالمعروف

Tale detto del Profeta esprime al meglio la logica che sottende le dinamiche delle relazioni sociali nel mondo arabo-musulmano. Il concetto di ‘vicinanza’ qui citato si declina sostanzialmente nei due paradigmi centrali di quell’universo culturale: il sistema tribale (i legami di sangue), da una parte, la fede islamica, dall’altra.

Alla seconda questione posta risponderemmo dicendo che nel mondo arabo-musulmano, il concetto di solidarietà sembra meno collegato alla sfera “dei sentimenti morali, quali la compassione”, che alle sfere della parentela e del diritto (incarnato nel valore centrale della giustizia sociale). Analizzeremo, al riguardo, una serie di costumi ed istituzioni.

Infine, terzo punto, nel mondo arabo-musulmano il valore della solidarietà è percepito, concettualizzato, teorizzato e difeso in netta e decisa contrapposizione all’ideologia dell’individualismo moderno (considerato un disvalore).

Di fatto, riflettere sulla nozione di solidarietà nella cultura arabo-musulmana conduce inevitabilmente a misurarsi con i limiti di quella cultura: con gli aspetti intolleranti, repressivi e illibertari delle società arabe e della religione islamica. È questo, storicamente parlando, il tema più attuale, discusso e scottante che potrebbe in futuro “rischiare” di erodere o sovvertire i punti precedenti.

La guerra civile siriana in corso ha a che vedere con tutto questo (le implicazioni delle concezioni e pratiche di solidarietà) e guida, in fondo, questa mia riflessione sulle strutture simboliche.

Vi anticipiamo alcuni contenuti del suo intervento, riportando alcuni passi raccolti dalla relatrice nella scheda della lezione: 

«Afferratevi insieme tutti alla corda di Dio e non disperdetevi, e ricordate le grazie che Dio v’ha largito: eravate nemici e v’ha posto armonia in cuore e per la sua grazia siete divenuti fratelli; eravate sull’orlo di una fossa di fuoco e v’ha salvato; così Iddio dichiara i suoi segni a che possiate trovare la giusta via».

(Corano III, 103, La sura della famiglia di Imran)

«Ma se si convertono e compiono la preghiera e pagano la decima siano per voi fratelli nella fede: noi precisiamo i segni nostri a gente capace di conoscere».

(Corano IX, 11, La sura della conversione)

«Perché i credenti son tutti fratelli ( إنما المؤمنو إخوة) mettete dunque pace fra i vostri fratelli, e temete Iddio, che per avventura Iddio abbia pietà di voi».

Hadith: «I più vicini hanno la precedenza nell’aiuto». الأقربون أولى بالمعروف

(Corano, XLIX, 10, La sura delle stanze intime)

Hadith: «Non invidiatevi l’un l’altro; non maggiorate i prezzi; non odiatevi l’un l’altro; non voltate le spalle l’uno all’altro e non siate venali, ma siate fratelli, o servi di Allah! Il musulmano è fratello del musulmano: non lo opprime né lo abbandona, non lo inganna né lo disprezza. Qui sta la devozione – e accennò per tre volte al petto. È male per un uomo disprezzare il fratello musulmano. Tutto ciò che possiede il musulmano è inviolabile per un altro musulmano: il suo sangue, i suoi beni e il suo onore».

(Muslim)

Hadith: «I credenti sono un unico corpo: se un membro si ammala, tutto il corpo soffrirà insieme ad esso nell’insonnia e nella febbre».

(al-Bukhari, Muslim)

Hadith: «Nessuno di voi è credente se non desidera per suo fratello ciò che desidera per se stesso».

(al-Bukhari, Muslim)

«Io e mio fratello contro mio cugino, io e mio cugino contro lo straniero».

(Proverbio beduino)

«Riferì Abù Sa’id al-Hudri – sia soddisfatto Iddio di lui – che il Profeta – Iddio lo benedica e gli dia eterna salute – aveva detto: “Se la quantità dei datteri è al di sotto dei cinque carichi, non v’è elemosina; se i cammelli sono meno di cinque, non v’è elemosina”».

(al-Bukhari)

«Quel che voi prestate ad usura (ribā), affinché aumenti a detrimento dei beni altrui, non aumenterà, presso Dio. Ma quello che date in elemosina, bramosi del volto di Dio, quello vi sarà raddoppiato».

(Corano, XXX, 39, La Sura dei Romani)

9782213030289-G_0«Dans le monde musulman, tout le monde ou presque s’accorde a dénoncer dans les ‘minorités’ confessionnelles et ethniques un obstacle à l’Etat démocratique et homogène, car on a, au moins, la vague conscience de l’incompatibilité de la démocratie et de l’existence de corps ‘minoritaires’ de type étatique».

(Nel mondo musulmano tutti, o quasi, si accordano nel denunciare le ‘minoranze’ confessionali ed etniche come un ostacolo per l’instaurazione di uno Stato democratico ed omogeneo; poiché si ha, quantomeno, la vaga coscienza dell’incompatibilità tra la democrazia e l’esistenza di corpi ‘minoritari’ di tipo statale).

(Maxime Rodinson, La notion de minorité et l’Islam, in L’islam politique et croyance, Fayard, 1993, p. 132)

«Mais, au Liban, sur un espace étroit où tout a été détruit, sauf ces strucures vides que sont devenues ces communautés porteuses autrefois d’un message, il ne reste plus qu’elles et leur seule manifestation est le simple instinct d’adhésion au groupe, à la tribu, le groupe-loup qui est un loup pour l’autre, la lutte sans merci de tous contre tous».

(Ma, in Libano, in uno spazio ristretto, in cui tutto è stato distrutto, salvo le strutture vuote che sono diventate queste comunità – un tempo fautrici di un messaggio –, non resta più nulla, salvo esse e la loro unica manifestazione è un mero istinto di adesione al gruppo, alla tribù, il gruppo-lupo il quale è un lupo per l’altro, la lotta senza quartiere di tutti contro tutti).

(Maxime Rodinson, La communauté religieuse libanaise, in L’islam politique et croyance, Fayard, 1993, p. 176

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