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Oggi vi aspettiamo al secondo incontro. Fabrizio Amerini ci parlerà di Fraternità Cristiana

29 Feb

pensare-la-vitaDopo aver aperto la sesta edizione di Pensare la vita con la lezione di Ferruccio Andolfi, vi aspettiamo oggi, lunedì 29 febbraio, per il secondo incontro in programma, durante il quale il professor Fabrizio Amerini affronterà insieme a voi la tematica della Fraternità cristiana. La moderatrice sarà Emanuela Giuffredi. Vi aspettiamo alle ore 18 presso il cinema Astra di Parma.

Cliccando qui potrete scaricare la scheda della lezione Fabrizio Amerini_La fraternità cristiana

Se non siete riusciti a partecipare alla scorsa lezione, cliccando nella sezione Video troverete il filmato completo della lezione Di Ferruccio Andolfi dedicata a Egoismo abnegazione e solidarietà.

Di seguito riportiamo un passo scelto per voi dal relatore di oggi Fabrizio Amerini, tratto da: Isidoro di Siviglia, Etimologie o origini, Libro IX, capitolo VI a cura di A. Valastro Canale, UTET, Torino 2006, pp. 771-773, nn. 5, 8-10).

“I fratelli (fratres) sono così chiamati in quanto nati dallo stesso frutto (ex eodem fructo), ossia dallo stesse seme …

Nelle Sacre Scritture il nome di fratello si ottiene in quattro modi: per natura, per appartenenza ad uno stesso popolo, per consanguineità o per affetto. Per natura, come nel caso di Esaù e Giacobbe, Andrea e Pietro, Giacomo e Giovanni. Per appartenenza ad uno stesso popolo, come nel caso dei Giudei che si chiamano tra loro fratelli nel Deuteronomio: “Se comprerai tuo fratello, che è Ebreo” [Deut. 15,12]. Anche l’Apostolo scrive: “Vorrei essere anatema di Cristo per i miei fratelli, essi che sono miei parenti secondo la carne, essi che sono Israeliti” [Rom. 9,3]. Continuando, sono chiamati fratelli per consanguineità gli appartenenti ad una stessa famiglia, o più precisamente ad una medesima patria: i Latini interpretano la relazione tra gli appartenenti ad una medesima patria come relazione di paternità, poiché da un’unica radice germoglia una grande folla che costituisce un unico lignaggio. E nel Genesi Abramo disse a Lot: “Non vi sia contesa tra me e te e tra i tuoi pastori ed i miei pastori, perché tutti noi siamo fratelli” [Gen. 13,8]: certamente Lot non era fratello di Abramo, ma figlio di suo fratello Aram. Il quarto modo in cui si ottiene il nome di fratello è quello per affetto, all’interno del quale si distingue tra affetto spirituale e affetto comune. L’affetto spirituale è quello per cui tutti i Cristiani ci chiamiamo fratelli, come nel passo: “Ecco che cosa buona e gradita è vivere insieme come fratelli” [Ps. 133 (132),1]; l’affetto comune, invece, quello per cui tutti gli esseri umani, in quanto nati da un unico Padre, siamo uniti gli uni agli altri da un vincolo di fraternità, secondo le parole della Scrittura: “Dite a costoro che vi odiano: Voi siete nostri fratelli” [Is. 64,5].

1) Mt. 7,15-17: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano».

2) Mt. 23,8: «Ma voi non fatevi chiamare ‘rabbì’, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli».

3) Mc. 3,31-35: «Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?” Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”».

4a) Lc. 10,25-37: «Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: “Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. Costui rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso”. Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è mio prossimo?”. Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece, un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?” Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”».

4b) Mt. 25,31-40: «Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».

 

 

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