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Siamo giunti all’ultima lezione. Lunedì 20 aprile termina questa quinta edizione con l’intervento di Elena Pulcini su “Passioni e legami sociali”

16 Apr
Thomas Hobbes (1588- 1679)

Thomas Hobbes (1588- 1679)

Anche questa quinta edizione di Pensare la vita sta volgendo al termine; dopo sette lezioni, che ci hanno accompagnato a partire da febbraio, siamo giunti all’ultimo incontro, in programam per lunedì 20 aprile. Differenti e interessanti sono stati gli interventi dei relatori che ci hanno aiutato a riflettere su importanti tematiche riguardanti il complesso rapporto fra ragione e passione. Potrete trovare le riprese video degli incontri nella pagina filmati. Vi ringraziamo per avere partecipato, e vi invitiamo all’ultima lezione tenuta da Elena Pulcini, come sempre alle ore 18 presso il cinema Astra. Chiudiamo questa edizione discutendo di Passioni e legami sociali. Moderatore sarà Simona Bertolini. Cliccando qui potete scaricare la scheda della lezione Pulcini_Passioni e legami sociali

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Lunedì prossimo Luca Aversano terrà la quinta lezione. Parleremo de “La musica come linguaggio del cuore e della mente”

20 Mar

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Presto in libreria “Il senso degli opposti”: la raccolta delle lezioni della scorsa edizione. Da oggi disponibile sul sito di Diabasis con un’anteprima sfogliabile, e in offerta promozionale.

7 Mar

Il senso degli opposti

 

L’Associazione La Ginestra è lieta di comunicarvi che la raccolta delle lezioni della scorsa edizione di Pensare la vita- Il senso degli opposti è stata pubblicata da Diabasis. Presto sarà disponibile in libreria,  e da lunedì prossimo sarà in vendita alcinema Astra in occasione dei nostri incontri. Inoltre potete acquistare il libro sul sito della casa editrice, in offerta promozionale a soli 9,35 €. Nel sito  è presente un’anteprima sfogliabile del testo. Buona lettura!

Per visitare il sito di Diabasis cliccate qui.

Vi ricordiamo che il libro sarà presentato il 20 marzo presso libreria Fiaccadori. Vi daremo ulteriori informazioni.

Da Diabasis ecco la raccolta delle lezioni del corso 2013 “Il senso degli opposti”. Disponibile da lunedì prossimo presso il cinema Astra e presto in libreria.

6 Mar

Il senso degli opposti

 

l senso degli opposti

Dal prossimo lunedì presso il cinema Astra sarà possibile acquistare la raccolta delle lezioni del corso 2013 di Pensare la vita, dedicato al Senso degli opposti, edito da Diabasis. Presto sarà disponibile anche in libreria e sul sito della casa editrice.

Le lezioni si sono occupate di alcune opposizioni di concetti e valori che hanno attraversato la storia del pensiero.

 

La visione del mondo di ciascun pensatore è basata su un’idea fortemente caratterizzata, che acquista risalto in quanto si definisce rispetto a idee opposte precedentemente formulate. Talora i termini in contrasto non si trovano in un rapporto di assoluta esclusione: è possibile che ciascuno possieda una sua verità e venga persino conciliato col suo contrario in una sintesi più ampia.

 

Le lezioni del corso 2013 hanno voluto esplorare il significato del contrasto o dell’equilibrio di alcune di queste coppie di concetti antitetici.

I relatori sono: Alberto Meschiari, Fedrica Montevecchi, Alberto Siclari, Paolo Costa, Ferruccio Andolfi, Paolo Cristofolini, Elena Pulcini, Italo Testa.

Presto ulteriori aggiornamenti.

Vi ricordiamo inoltre che nella pagina Filmati dell’edizione in corso, sono disponibili le riprese video delle prime due lezioni.

Oggi parte la quarta edizione: “Vite che cambiano”. Ferruccio Andolfi vi aspetta con la lezione “Gli estremi della vita: la nascita e la morte”

24 Feb

2012_05_02_2092Oggi, lunedì 23 febbraio, Ferruccio Andolfi aprirà il nuovo corso Pensare la vita dedicato alle Vite che cambiano, con la lezione Gli estremi della vita:la nascita e la morte

Vi aspettiamo alle ore 18 presso il Cinema Astra, p.le Volta 3 – Parma.  Ingresso gratuito.
Moderatore: Chiara Tortora

Cliccate qui per la scheda della lezione

Da un passo di Platone, Simposio, dal discorso di Diotima:

“La natura mortale cerca con ogni mezzo di perpetuarsi e di essere immortale. E può riuscirvi solo per questa via, mediante la riproduzione, perché lascia sempre un giovane al posto di un vecchio. (…) Se soltanto vuoi guardare la brama di gloria che è negli uomini, ti stupirai della loro follia, a meno che tu non richiami alla mente ciò che ti ho detto, considerando cioè quanto tremenda sia la brama di divenire famosi e imperitura eterna gloria acquistarsi, e come per questo siano pronti a rischiare ogni rischio. Credi tu che Alcesti sarebbe morta per Admeto o Achille avrebbe voluto seguire Patroclo nella morte, se essi non avessero pensato che così sarebbe rimasta imperitura la fama della loro virtù, che noi ora serbiamo? Certo no – continuava – ma, credo, proprio in vista della virtù immortale e di questa fama gloriosa, ognuno fa di tutto, e tanto più quanto è migliore: perché ama l’immortalità. Coloro però che sono fecondi nel corpo si volgono per lo più alle donne, e per questa via perseguono l’amore, perché pensano di procurarsi per tutto il tempo futuro l’immortalità, il ricordo e la felicità mediante la procreazione dei figli. Ma quelli che sono fecondi nell’anima… Di queste cose (il pensiero e ogni altra virtù) sono generatori tutti i poeti e quanti degli artisti sono detti inventori, ma la forma più alta e più bella del pensiero concerne la costituzione degli stati e delle case, che si chiama appunto saggezza e giustizia”.

Da Aldo Capitini, Religione aperta, Parma 1955, ristampa 2011, p. 7:

«Quando incontro una persona, e anche un semplice animale, non posso ammettere che poi quell’essere vivente se ne vada nel nulla, muoia e si spenga, prima o poi, come una fiamma. Mi vengono a dire che la realtà è fatta così, ma io non accetto. E se guardo meglio trovo anche altre ragioni per non accettare la realtà così com’è ora: perché non posso approvare che la bestia più grande divori la bestia più piccola, che dappertutto la forza, la potenza, la prepotenza prevalgano: una realtà fatta così non merita di durare. È una realtà provvisoria, insufficiente, e io mi apro a una sua trasformazione profonda, a una sua liberazione dal male nelle forme del peccato, del dolore, della morte. Questa è l’apertura religiosa fondamentale, e così alle persone, agli esseri che incontro, resto unito intimamente per sempre qualunque cosa loro accada, in una compresenza intima, di cui fanno parte anche i morti; i quali non sono né finiti né stanno a fare cose diverse da noi, ma sono uniti a noi, cooperanti, a fare il bene, i valori che facciamo, e che nessuno può vantarsi di fare da sé. Così anche chi è, per ora, sfinito, pallido, infermo, e pare che non faccia nulla di importante; anche chi è sfortunato, pazzo (per ora), è una presenza e un aiuto unito a tutti».

“I messaggi dei grandi filosofi” venerdì 7 giugno con la Gazzetta di Parma. Presentazione giovedì 6 presso la sede di Diabasis

31 Mag

I messaggi dei grandi filosofi, Diabasis 2013

in uscita con la Gazzetta di Parma

Venerdì 7 giugno uscirà con la Gazzetta di Parma il volume I messaggi dei grandi filosofi al prezzo di euro 7.80 (più il prezzo del giornale). Resterà disponibile nelle edicole per quaranta giorni. Il volume raccoglie le lezioni del secondo corso di formazione filosofica “Pensare la vita”.

Il giorno precedente, il 6 giugno alle ore 18, il libro sarà presentato nella sede dell’editore Diabasis, in vicolo del Vescovado 12. Partecipano:

Ferruccio Andolfi, direttore del corso e curatore del volume

Alberto Meschiari, relatore del corso e autore di uno dei saggi

Teresa Paciarielllo, docente di filosofia del liceo Bertolucci

Mauro Massa, presidente di Diabasis

Modera l’incontro Mara Pedrabissi, giornalista della Gazzetta.

Sarà un’occasione per avviare una riflessione sul senso dei corsi “Pensare la vita”, di cui si è conclusa la terza edizione e che ci auguriamo possano essere replicati nei prossimi anni ed essere ancora più corrispondenti alle aspettative del vasto pubblico che li frequenta al cinema Astra. Ma anche per approfondire che cosa significhi essere un “grande” filosofo nel nostro mondo che esige di cogliere la radice esistenziale anche dei più astratti problemi filosofici.

A nome dell’Associazione La ginestra, che organizza i corsi, e delle edizioni Diabasis sono lieto di invitarvi a presenziare all’evento.

 Ferruccio Andolfi

Venerdì 7 giugno con “La Gazzetta di Parma” esce la raccolta delle lezioni del 2012: “I messaggi dei grandi filosofi”

29 Mag
L’attesa è terminata.
La prossima settimana, venerdì 7 giugno, su rischiesta col quotidiano La Gazzetta di Parma, potrete trovare la raccolta delle lezioni dello scorso anno, dedicata a I messaggi dei grandi filosofi, edita da Diabasis. Il libro contiene gli interventi di:
  • Fulvia De Luise, Socrate, La coscienza inquieta
  • Ferruccio Andolfi, Kant, la felicità e il dovere
  • Alberto Siclari, Kierkegaard, la ricerca della vita autentica
  • Alberto Meschiari, Nietzsche e la morte di Dio
  • Stefano Petrucciani, Marx e i paradossi della modernità
  • Wolfgang Huemer, Wittgenstein, il filosofo dei poeti
  • Roberto Escobar, Camus, libertà e solidarietà
  • Silvia Vegetti Finzi, Freud e l’enigma del desiderio
Inoltre giovedì 6 giugno presso la sede di Diabasis, in vicolo del Vescovado 12 a Parma, si terrà la presentazione pubblica del libro.
A breve vi daremo ulteriori informazioni.
Dove si trova la sede di Diabasis:

Si è conclusa l’edizione 2013 di “Pensare la vita” dedicata a “Il senso degli opposti”

27 Apr

Lunedì 22 aprile, con la lezione di Italo Testa dedicata a Individuo e stato in Adorno, è giunto al termine il corso di formazione filosofica Pensare la vita 2013, incentrato su Il senso degli opposti.

Ringraziamo i numerosi partecipanti, i corsisti, i relatori, i moderatori  e gli organizzatori, che hanno reso possibile il succeso di questa terza edizione.

Rinnovandovi l’invito per l’edizione del prossimo anno, vi ricordiamo che sul sito potete trovare il testo base di ogni lezione fornito dal relatore di turno, i titoli di libri consigliati in occasioni delle diverse lezioni, notizie sui relatori, e presto saranno disponibili, nella sezione filmati, le riprese di tutte le lezioni.

Inoltre, per il mese prossimo, in allegato con la Gazzetta di Parma, è prevista la distribuzione del volume che raccoglie i testi delle lezioni dell’edizione 2012, dedicata a I messaggi dei grandi filosofi.  Potete controllare i nostri aggiornamenti per conoscere la data.la_scuola_di_atene1

Ci rivediamo lunedì 8 aprile, con Paolo Cristofolini che ci parlerà di “Ragione e passioni” in Spinoza

28 Mar
Baruch Spinoza, Etica. Edizione critica del testo latino e traduzione italiana a cura di P. Cristofolini, Pisa, Edizioni ETS 2010

Baruch Spinoza, Etica. Ed. critica del testo latino e traduzione italiana a cura di P. Cristofolini, Pisa, Edizioni ETS 2010

Augurandovi Buona Pasqua,
vi ricordiamo che i nostri incontri riprenderanno lunedì 8 aprile.
Paolo Cristofolini terrà la lezione Ragione e passioni in Spinoza.
Moderatore: Simona Delbono.
Di seguito trovate il testo base fornito dal relatore:

SPINOZA, Etica, parte IV, Appendice

I. Tutte le nostre tensioni o desideri derivano dalla necessità della nostra natura in modo tale da essere intelligibili mediante essa sola in quanto loro prima causa, ovvero in quanto siamo una parte dellanatura che non si può concepire per sé indipendentemente dagli altri individui.

II. I desideri che derivano dalla nostra natura così da essere intelligibili mediante essa sola sono quelli che si riferiscono alla mente in quanto questa si concepisce costituita di idee adeguate; mentre tutti glialtri desideri non si riferiscono alla mente se non in quanto concepisce le cose inadeguatamente, e la cui forza si deve definire in base non alla potenza umana, ma a quella di cose che sono fuori di noi; e perciò quelle si chiamano giustamente azioni, queste invece passioni; quelle infatti rivelano sempre la nostra potenza, mentre queste rivelano al contrario la nostra impotenza e la nostra conoscenza frammentaria.

III. Le nostre azioni, cioè quei desideri che si definiscono in base alla potenza ossia alla ragione dell’uomo, sono sempre buoni, mentre gli altri possono essere tanto buoni, quanto cattivi.

IV. Nella vita è perciò utile prima di tutto condurre a perfezione, per quanto possiamo, l’intelletto ossia la ragione, e in ciò consiste la più alta felicità, o beatitudine, dell’uomo; poiché la beatitudinenon è altro che l’appagamento dell’animo originato dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ora condurre a perfezione l’intelletto non è altro che avere intelligenza di Dio, e degli attributi e azioni di Dio. Perciò il fine ultimo dell’uomo guidato da ragione, ossia il desiderio supremo, con il quale si studia di controllare tutti gli altri, è quello da cui è portato a concepire adeguatamente se stesso e tutte le coseche possono essere colte dalla sua intelligenza.

V. Non c’è vita razionale senza intelligenza, e le cose sono buone solo nella misura in cui aiutano l’uomo a fruire della vita della mente, che è definita dall’intelligenza. Chiamiamo invece cattive solo quelle cose che impediscono all’uomo di perfezionare la sua ragione e di godere della vita razionale.

VI. Ma poiché tutte le cose di cui l’uomo è causa efficiente sono necessariamente buone, nulla di male può venire all’uomo se non da cause esterne; ovvero, in quanto è parte della natura intera, alle cui leggi la natura umana è costretta a ubbidire, ed ai cui modi infiniti si può quasi adeguare.

VII. E non è possibile che l’uomo non faccia parte della natura e non segua il suo ordine comune; ma se si troverà fra individui che si accordino con la sua natura di uomo, con ciò stesso la sua umana potenza d’agire sarà coadiuvata e favorita. Ma se invece sarà fra individui che non si accordano per nulla con la sua natura, ben difficilmente potrà accomunarsi ad essi senza una grande trasformazione di sé.

VIII. Qualunque cosa si dia in natura che giudichiamo cattiva o che riteniamo ci possa impedire di esistere e di godere della vita razionale, ci è lecito allontanarla da noi per la via che ci pare più sicura, e ci è invece lecito appropriarci e fare uso in qualunque modo di qualunque cosa si dia che giudichiamo buona, ovvero utile alla conservazione del nostro essere a al godimento della vita razionale; e in senso assoluto è lecito a ciascuno, per diritto supremo di natura, fare ciò che giudica confacente alla sua utilità.

IX. Nulla sembra accordarsi di più con la natura di una cosa, che gli altri individui della stessa specie; e perciò (per il capitolo 7) nulla si dà per l’uomo di più utile per conservare il suo essere e per usufruire della vita razionale, dell’uomo guidato dalla ragione. Inoltre, poiché nulla conosciamo tra le cose singole che più valga dell’uomo guidato dalla ragione, in nulla uno può mostrare il proprio valore d’abilità e d’ingegno, più che nell’educare gli uomini in modo tale che finalmente vivano sotto il dominio della propria ragione.

X. Gli uomini, in quanto sono trascinati l’uno contro l’altro da invidia o da qualche moto di odio, sonotra loro avversi, e di conseguenza tanto più temibili, quanto più il loro potere supera quello di tutti gli altri individui della natura.

XI. Gli animi tuttavia non si conquistano con le armi, ma con l’amore e la generosità.

XII. Agli uomini è in primo luogo utile stabilire relazioni e collegarsi tra loro con quei vincoli che più sono adatti a unirli in un solo tutto e, in senso assoluto, a fare ciò che giova a consolidare le amicizie.

XIII. Ma per questo si richiedono abilità e vigilanza. Poichè gli uomini sono mutevoli (rari sono, ineffetti, quelli che vivono secondo quel che prescrive la ragione), e tuttavia per lo più invidiosi e inclini più alla vendetta che alla misericordia. C’è dunque bisogno di una particolare forza d’animo persopportare chiunque a seconda del suo carattere, e trattenersi dall’imitare gli altrui moti dell’animo. Quelli però che son capaci di rimproverare gli uomini e di deplorare i vizi piuttosto che insegnare le virtù, e non di rinforzare, ma di fiaccare gli animi umani, sono fastidiosi a sé e agli altri; per cui molti, per troppa insofferenza e per un falso zelo religioso, preferiscono vivere tra le bestie piuttosto che tragli uomini; come dei ragazzi, o degli adolescenti, che non riescono a sopportare con animo sereno le rampogne dei genitori e scappano a fare i militari; e scelgono i disagi della guerra e il dominio tirannico piuttosto che le comodità della casa e le paternali, lasciandosi addossare qualunque fardello sia loro imposto pur di punire i genitori.

XIV. Dunque, sebbene gli uomini regolino per lo più ogni cosa secondo i loro istinti, dalla comune società con loro provengono molti più vantaggi che danni. Perciò è meglio sopportare con animo sereno le loro offese e impegnarsi in ciò che serve a conciliare la concordia e l’amicizia.

 Clicca qui per scaricare la scheda

Paolo Cristofolini ha tradotto e curato l’edizione critica del testo latino dell’Etica di Spinoza, per Edizioni ETS, Pisa, 2010; ha inoltre scritto La scienza intuitiva di Spinoza. Nuova edizione interamente riveduta, Pisa, Edizioni ETS 2009.

Qui potete trovare alcuni testi consigliati dal relatore in occassione della lezione di lunedì

Lunedì 25 marzo Paolo Cristofolini ci parlerà di “Ragione e passioni in Spinoza”

19 Mar
Baruch Spinoza

Baruch Spinoza
(24 novembre 1632, Amsterdam – 21 febbraio 1677, L’Aia)

Lunedì prossimo, 25 marzo, si terrà il quinto incontro dell’edizione 2013 di Pensare la vita.
Con Paolo Cristofolini rifletteremo sull’opposizione di Ragione e passioni in Spinoza.
Moderatore: Simona Delbono.
Di seguito trovate il testo base fornito dal relatore:

SPINOZA, Etica, parte IV, Appendice

I. Tutte le nostre tensioni o desideri derivano dalla necessità della nostra natura in modo tale da essere intelligibili mediante essa sola in quanto loro prima causa, ovvero in quanto siamo una parte dellanatura che non si può concepire per sé indipendentemente dagli altri individui.

II. I desideri che derivano dalla nostra natura così da essere intelligibili mediante essa sola sono quelli che si riferiscono alla mente in quanto questa si concepisce costituita di idee adeguate; mentre tutti glialtri desideri non si riferiscono alla mente se non in quanto concepisce le cose inadeguatamente, e la cui forza si deve definire in base non alla potenza umana, ma a quella di cose che sono fuori di noi; e perciò quelle si chiamano giustamente azioni, queste invece passioni; quelle infatti rivelano sempre la nostra potenza, mentre queste rivelano al contrario la nostra impotenza e la nostra conoscenza frammentaria.

III. Le nostre azioni, cioè quei desideri che si definiscono in base alla potenza ossia alla ragione dell’uomo, sono sempre buoni, mentre gli altri possono essere tanto buoni, quanto cattivi.

IV. Nella vita è perciò utile prima di tutto condurre a perfezione, per quanto possiamo, l’intelletto ossia la ragione, e in ciò consiste la più alta felicità, o beatitudine, dell’uomo; poiché la beatitudinenon è altro che l’appagamento dell’animo originato dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ora condurre a perfezione l’intelletto non è altro che avere intelligenza di Dio, e degli attributi e azioni di Dio. Perciò il fine ultimo dell’uomo guidato da ragione, ossia il desiderio supremo, con il quale si studia di controllare tutti gli altri, è quello da cui è portato a concepire adeguatamente se stesso e tutte le coseche possono essere colte dalla sua intelligenza.

V. Non c’è vita razionale senza intelligenza, e le cose sono buone solo nella misura in cui aiutano l’uomo a fruire della vita della mente, che è definita dall’intelligenza. Chiamiamo invece cattive solo quelle cose che impediscono all’uomo di perfezionare la sua ragione e di godere della vita razionale.

VI. Ma poiché tutte le cose di cui l’uomo è causa efficiente sono necessariamente buone, nulla di male può venire all’uomo se non da cause esterne; ovvero, in quanto è parte della natura intera, alle cui leggi la natura umana è costretta a ubbidire, ed ai cui modi infiniti si può quasi adeguare.

VII. E non è possibile che l’uomo non faccia parte della natura e non segua il suo ordine comune; ma se si troverà fra individui che si accordino con la sua natura di uomo, con ciò stesso la sua umana potenza d’agire sarà coadiuvata e favorita. Ma se invece sarà fra individui che non si accordano per nulla con la sua natura, ben difficilmente potrà accomunarsi ad essi senza una grande trasformazione di sé.

VIII. Qualunque cosa si dia in natura che giudichiamo cattiva o che riteniamo ci possa impedire di esistere e di godere della vita razionale, ci è lecito allontanarla da noi per la via che ci pare più sicura, e ci è invece lecito appropriarci e fare uso in qualunque modo di qualunque cosa si dia che giudichiamo buona, ovvero utile alla conservazione del nostro essere a al godimento della vita razionale; e in senso assoluto è lecito a ciascuno, per diritto supremo di natura, fare ciò che giudica confacente alla sua utilità.

IX. Nulla sembra accordarsi di più con la natura di una cosa, che gli altri individui della stessa specie; e perciò (per il capitolo 7) nulla si dà per l’uomo di più utile per conservare il suo essere e per usufruire della vita razionale, dell’uomo guidato dalla ragione. Inoltre, poiché nulla conosciamo tra le cose singole che più valga dell’uomo guidato dalla ragione, in nulla uno può mostrare il proprio valore d’abilità e d’ingegno, più che nell’educare gli uomini in modo tale che finalmente vivano sotto il dominio della propria ragione.

X. Gli uomini, in quanto sono trascinati l’uno contro l’altro da invidia o da qualche moto di odio, sonotra loro avversi, e di conseguenza tanto più temibili, quanto più il loro potere supera quello di tutti gli altri individui della natura.

XI. Gli animi tuttavia non si conquistano con le armi, ma con l’amore e la generosità.

XII. Agli uomini è in primo luogo utile stabilire relazioni e collegarsi tra loro con quei vincoli che più sono adatti a unirli in un solo tutto e, in senso assoluto, a fare ciò che giova a consolidare le amicizie.

XIII. Ma per questo si richiedono abilità e vigilanza. Poichè gli uomini sono mutevoli (rari sono, ineffetti, quelli che vivono secondo quel che prescrive la ragione), e tuttavia per lo più invidiosi e inclini più alla vendetta che alla misericordia. C’è dunque bisogno di una particolare forza d’animo persopportare chiunque a seconda del suo carattere, e trattenersi dall’imitare gli altrui moti dell’animo. Quelli però che son capaci di rimproverare gli uomini e di deplorare i vizi piuttosto che insegnare le virtù, e non di rinforzare, ma di fiaccare gli animi umani, sono fastidiosi a sé e agli altri; per cui molti, per troppa insofferenza e per un falso zelo religioso, preferiscono vivere tra le bestie piuttosto che tragli uomini; come dei ragazzi, o degli adolescenti, che non riescono a sopportare con animo sereno le rampogne dei genitori e scappano a fare i militari; e scelgono i disagi della guerra e il dominio tirannico piuttosto che le comodità della casa e le paternali, lasciandosi addossare qualunque fardello sia loro imposto pur di punire i genitori.

XIV. Dunque, sebbene gli uomini regolino per lo più ogni cosa secondo i loro istinti, dalla comune società con loro provengono molti più vantaggi che danni. Perciò è meglio sopportare con animo sereno le loro offese e impegnarsi in ciò che serve a conciliare la concordia e l’amicizia.

 Clicca qui per scaricare la scheda

Paolo Cristofolini ha tradotto e curato l’edizione critica del testo latino dell’Etica di Spinoza, per Edizioni ETS, Pisa, 2010; ha inoltre scritto La scienza intuitiva di Spinoza. Nuova edizione interamente riveduta, Pisa, Edizioni ETS 2009.

Qui potete trovare alcuni testi consigliati dal relatore in occassione della lezione di lunedì

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