Edizione 2011

“Le domande fondamentali della filosofia”

 Presentazione

Questo corso nasce dalla scommessa che sia possibile far emergere in tutti, indipendentemente dal loro livello culturale o dalla specialità dei loro studi, il gusto per la riflessione filosofica. I problemi fondamentali della filosofia, diversamente da quelli della scienza, sono affare di tutti, anche se nel corso del tempo hanno ricevuto soluzioni raffinate da parte di pochi esperti.

Non userei però, a proposito di questo corso, il termine «divulgazione», come se si trattasse soltanto di presentare le cose in modo semplificato. Si tratta piuttosto di riandare alle sorgenti del pensiero, alle ragioni o alle domande cruciali che hanno spinto generazioni di filosofi ad elaborare complessi sistemi teorici, ma che nello stesso tempo miliardi di persone comuni si sono sempre poste per orientare meglio le loro vite: nelle relazioni con gli altri o con realtà infinite da cui si sentono avvolte, nel costruire la loro identità, nel lavoro, nella politica, nella sfera della creazione e della fruizione estetica.

L’ipotesi da cui nasce quest’iniziativa è che possa stabilirsi un rapporto proficuo tra la sapienza o saggezza spontanea di chi si interroga su questioni attinenti la propria esistenza e il sapere di chi coltiva gli studi filosofici in modo professionale e specialistico. Il vantaggio di quest’incontro, aggiungo, non sta tutto da una parte: quella di un pubblico che deve essere edotto, ma si estende ai trasmettitori di sapere, che vengono costretti a spogliarsi di ogni orpello accademico e ad andare al fondo delle cose di cui si sono sempre occupati. Non è raro infatti il caso che in una pratica specialistica della filosofia, quando si assumono a interlocutori esclusivamente i propri pari – nelle lezioni universitarie, nei congressi, nelle pubblicazioni su cui si fondano le carriere accade­miche – il linguaggio diventi inutilmente complicato e si perdano di vista i problemi sostanziali da cui tutto è cominciato.

Dubito che in questa nostra esperienza, che pure ho promosso e in cui credo, realizzeremo compiutamente gli obiettivi che ho appena enunciato. È probabile che chi è abituato a un certo modo di comunicazione non sappia liberarsene di un colpo, e che d’altra parte gli uditori si contentino di esercitare il ruolo passivo di chi non ne sa abbastanza e sta solo a sentire. Ma se in qualche misura sapremo abbandonare questi ruoli convenzionali sono convinto che potrebbe seguirne un processo di rinnovamento e di educazione reciproca assai interessante.

Un presupposto necessario è però che i partecipanti si dispongano nello stato d’animo non di chi ascolta la conferenza di un oratore più o meno illustre, così occasionalmente, ma di chi impegna in questi incontri, con una certa assiduità, il proprio sé più profondo.

La proposta teorica, a cui Gianni Vattimo ha legato il suo nome, risale a una trentina di anni fa e va sotto il nome di «pensiero debole». Voglio solo preavvertirvi che vi troverete di fronte a una proposta che è potuta sorgere solo in tempi così recenti. Questa è la ragione per cui potrete sentirla insieme più vicina alla sensibilità del nostro tempo, ma anche un po’ difficile da afferrare perché nasce dalla crisi di ciò che la filosofia ha tradi­zionalmente pensato di se stessa. Ciò che viene messo in discussione è la stessa idea di metafisica, cioè di una verità oggettiva che sia capace di darci un’immagine della realtà come è.

Ferruccio Andolfi

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