Tag Archives: Adorno

Siamo giunti al quinto incontro. Con Franco Riva rifletteremo su “Solidarietà e responsabilità”

16 Mar
Franco Riva, a cura di, Ripensare la solidarietà, Diabasis, Reggio Emilia 2009.

Franco Riva, a cura di, Ripensare la solidarietà, Diabasis, Reggio Emilia 2009.

Vi aspettiamo lunedì 21 marzo alla quinta lezione di Pensare la vita, durante la quale potremo riflettere assieme al relatore Franco Riva sulla Solidarietà e responsabilità; moderatore sarà Silvano Allasia.

RIVA insegna Etica sociale, Antropologia filosofica, Filosofia del dialogo all’Università Cattolica di Milano. È presenza attiva nell’attuale dibattito culturale nell’ottica dell’altro pensiero. Tra le sue pubblicazioni recenti, si segnalano Ripensare la solidarietà (Diabasis, 2009), Il bene e gli altri (Vita e Pensiero, 2012), Leggere la città. Quattro testi di Paul Ricoeur (Castelvecchi, 2013) e Filosofia del cibo (Castelvecchi, 2015).

Di seguito riportiamo alcune citazione che il professor Riva ha scelto per la lezione di lunedì prossimo. Sono aforismi di filosofi moderni e contemporanei, tratti dalla raccolta curata dal nostro relatore Ripensare la solidarietà, Diabasis, Reggio Emilia 2009. Qui potete scaricare la scheda della lezione Solidarietà e responsabilità.

Epoca della solidarietà

La nostra epoca esige oggigiorno dalle persone dei livelli di solidarietà e di benevolenza mai richiesti in precedenza. Mai in precedenza agli individui è stato chiesto di protendersi così avanti, così coerentemente, così sistematicamente, così naturalmente verso l’estraneo che è fuori dalla nostra porta.

(Charles Taylor, La modernità della religione)

La legge della solidarietà

La solidarietà tanto nel bene quanto nel male è una legge dell’umanità. A nessun uomo è dato di salvarsi o di perdersi da solo.

(Charles Renouvier, Manuel républicain de l’homme et du citoyen)

Solidarietà e destino comune

La solidarietà che fa sì che il destino dell’altro sia il nostro stesso destino.

(Herbert Marcuse, La rivoluzione culturale)

Solidarietà non è solo carità

L’autentica diaconia non consiste nel sopperire alla città nelle sue carenze: anche se certamente occorrerà occuparsi a lungo degli ospedali, curare i malati e i poveri che la società ignora o abbandona, la diaconia non si limita a queste funzioni di supplenza, ma si applica ai centri di decisione, ai punti nodali di funzionamento della città dove si incrociano i processi di integrazione e di disgregazione.

(Paul Ricoeur, Leggere la città)

Solidarietà non è relazione

Il concetto di relazione sociale non asserisce nulla in merito alla sussistenza, o meno, di una solidarietà tra gli individui che agiscono.

(Max Weber, Economia e società)

Solidarietà non è ancora responsabilità

Certamente, è possibile descrivere anche rapporti di responsabilità reciproca, come nel caso di una pericolosa impresa collettiva, ad esempio la scalata di una montagna, in cui ognuno deve poter contare sull’altro per la propria sicurezza e tutti diventano quindi reciprocamente «custodi» del loro fratello. Ma tali fenomeni di solidarietà, il rispondere gli uni degli altri nell’impresa comune e nel pericolo (ad esempio il cameratismo in guerra, di cui i soldati sanno raccontare in maniera tanto suggestiva) rientrano in un’altra dimensione dell’etica e del sentimento.

(Hans Jonas, Il principio responsabilità)

Solidarietà e malafede

L’insistenza sul buon cuore è il modo in cui la società confessa il dolore che procura.

(Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Dialettica dell’illuminismo)

Abusi della solidarietà

È troppo facile abusare del principio di solidarietà.

(Zygmunt Bauman, Il disagio della postmodernità)

Solidarietà e lavoro

La solidarietà umana non è un accessorio del lavoro, è invece l’essenza della sua ragione.

(Josef Tischner, Etica del lavoro)

Solidarietà della colpa

Una colpa comune ci lega, un interesse comune ci unisce, un destino comune ci attende, una responsabilità comune ci chiama.

Una solidarietà di tutto il genere umano sta sorgendo tra noi. Una colpa comune ci lega, un interesse comune ci unisce, un destino comune ci attende, una responsabilità comune ci chiama.

(Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz)

Solidarietà interessate

Quando la solidarietà è invocata a proprio vantaggio, come dovere di altri verso se stessi e il proprio gruppo, o quando la solidarietà è intesa come legame corporativistico di alcuni che si uniscono per tutelare meglio il proprio interesse nei confronti di altri, e così via.

(Carlo Maria Martini, Dialogo sulla solidarietà)

Solidarietà sacrificale

Agire per spirito di sacrificio non è assumersi una parte “equa” nel mettere a disposizione un bene, il cui bilancio fra utili e costi sia positivo per tutti, bensì di fare un sacrificio, vale a dire di porsi in una condizione peggiore a vantaggio di altri.

(Michael Baurmann, Solidarietà come norma sociale e costituzionale)

Solidarietà sacrificale e premoderna

È quel carattere di disponibilità coatta al sacrificio per un sistema collettivo di autoaffermazione che traspare ogni momento nelle forme di solidarietà premoderne.

(Jurgen Habermas, Teoria della morale)

Solidarietà alla nazista

Con la formula “Tutti per uno e uno per tutti” può concordare la formula “Führer comanda, noi ti seguiamo” – come durante la mia giovinezza si leggeva sulle colonne destinate alle affissioni della Germania nazista – perché l’associazionismo nel senso tradizionalistico di solidarietà è rimasto intrecciato con il comportamento obbediente dei seguaci del Führer.

(Jurgen Habermas, Teoria della morale)

Solidarietà e ascolto

Bisogna ascoltare il grido silenzioso che proviene dalle cose stesse, quelle che dobbiamo sforzarci di risolvere per arginare i nostri poteri sul mondo, altrimenti moriremo tutti su questa terra desolata che un tempo era il creato.

(Hans Jonas, Il concetto di Dio dopo Auschwitz)

Solidarietà e individuo

Pensare a se stessi è il presupposto di un essere per gli altri.

(Ulrick Beck)

Solidarietà per l’altro in quanto altro

La solidarietà comprende la disponibilità a condividere il destino dell’altro; dell’altro non come un esemplare del gruppo al quale noi stessi apparteniamo, bensì come una persona unica e diversa da me.

(J. Cohen, A. Arato, Civil Society and Political Theory)

Solidarietà e corresponsabilità

Il principio di solidarietà è una dottrina dell’originaria corresponsabilità di ogni persona.

(Max Scheler)

Solidarietà e rivolta

Nella rivolta, l’uomo si trascende nell’altro e, da questo punto di vista, la solidarietà umana è metafisica.

(Albert Camus, L’uomo in rivolta)

Lunedì 22 aprile parliamo di “Individuo e stato in Adorno” con Italo Testa

20 Apr
Theodor Adorno  (1903 Francoforte sul Meno, 1969 Visp)

Theodor Adorno
(1903 Francoforte sul Meno, 1969 Visp)

Eccoci giunti all’ultima lezione dell’edizione 2013 di Pensare la vita. Il senso degli opposti
Il ciclo di incontri si conclude con Italo Testa che ci parlerà di Individuo e stato in Adorno.
Moderatore: Simona Bertolini.
Qui trovate i libri consigliati da Italo Testa

Di seguito il testo base della lezione fornito dal relatore:

La società organizzata, da cui successivamente si formò lo Stato, fu necessaria per consentire all’umanità la sopravvivenza contro le potenze naturali, tanto quelle esterne, quanto quelle interne dell’istinto. Ma essa fu anche, sin dall’inizio, unita a privilegi, all’irrigidimento di determinatefunzioni degli organi sociali, al dominio. Per l’individuo era costantemente incerto se esso, comeessere singolo, avesse più da guadagnare che da perdere dalla sua sottomissione all’organizzazione sociale. Dal punto di vista del soddisfacimento immediato del singolo, la rinuncia sembrò prevaleredel tutto sul guadagno. Perciò gli uomini, sia quelli che avevano da trarne vantaggi, che gli altri, sono da sempre stati esortati ad adeguarsi a questa rinuncia, senza la quale nella realtà nulla prendeva avvio.
Ma, nello stesso tempo, si è continuamente fatta sentire l’opposizione dell’individuo a tale rinuncia. Ilrapporto tra individuo e Stato fu uno dei temi fondamentali della filosofia politica sin dalla Repubblicaplatonica e dalla critica di essa da parte di Aristotele. Soprattutto quando nell’epoca moderna – la quale ha esplicitamente coniato il concetto di individuo – i legami teologici divennero più deboli, l’individualismo si fece valere in modo sempre più forte nelle teorie dello Stato a partire da Hobbes, particolarmente in Locke. All’individualismo sono state avanzate riserve critiche a partire dai piùdiversi orientamenti, tanto con Rousseau quanto ad esempio con Hegel. Tuttavia esso dominò l’interateoria liberale dello Stato. Quest’ultima ha la sua origine nella coscienza della necessità di un compromesso tra le forze in reciproco contrasto dello Stato e degli individui. Questo compromessocostituisce un problema da quando esiste qualcosa come una comunità cittadina di tipo borghese,dunque una forma di socializzazione in cui il tutto si mantiene in vita solo nel conflitto degli interessidei singoli, come concorrenza sul mercato. O forse, in modo ancora più generale, si potrebbe sostenereche il problema del rapporto tra individuo e Stato esiste da quando l’organizzazione degli uomini si è contrapposta alla loro immediata vita in comune come qualcosa di relativamente indipendente.

Già nell’antichità si può poi trovare un modello della questione oggi più urgente per quantoriguarda il rapporto degli individui con lo Stato, vale a dire la loro estraneità allo Stato. A quanto mirisulta, Jacob Burckhardt ha per primo richiamato l’attenzione su ciò che, a partire dall’Ellenismo,
accadde fondamentalmente tra le città-stato e i loro cittadini. Dal momento storico in cui la coscienza greca pose al centro il concetto di individuo e determinò la felicità di questi come il bene più alto,l’individuo ha a poco a poco perso contatto con quegli affari pubblici che inevitabilmente, per il lorostesso significato, toccano la felicità individuale. Ma, proprio nel corso di questo processo, gliindividui dell’antichità si sono mostrati disponibili a prestare ubbidienza a tirannie e dittature, purchéfosse in qualche modo preservato lo spazio ristretto della loro precaria felicità. Questo sviluppo nonvale solo a partire dai tempi di Epicuro e della Stoa, bensì si profila già in Aristotele. Con un buon senso che di tanto in tanto ricorda stili di pensiero tipici del XIX secolo, Aristotele ha contrapposto ibisogni reali dei singoli all’utopia statale totalitaria del suo maestro Platone. Tuttavia egli non scorge più, come nonostante tutto accadeva ancora in Platone, l’idea più elevata nella realizzazione di questi bisogni attraverso le istituzioni razionali dello Stato. Al contrario, Aristotele considera il ritiro nelpensiero contemplativo come il più alto ideale. Con ciò si è già approdati ad una rassegnazione neiconfronti della dimensione pubblica. Si delinea una profonda contraddizione nel rapporto tra individuoe Stato: quanto più l’individuo persegue senza limiti i propri interessi, tanto più esso perde di vista unaforma di organizzazione sociale in cui questi interessi sono protetti. Attraverso la sua emancipazionesfrenata l’individuo prepara in un certo qual modo il terreno alla sua stessa oppressione. Un talesviluppo non ha un effetto positivo sulla costituzione interna dell’individuo, piuttosto quest’ultimo siimpoverisce e deperisce sempre più, quanto più si limita a se stesso e alla sua cerchia intima e si dimentica dell’universale. Secondo Burckhardt il mondo greco, dopo Epicuro, non ha più prodottoalcun individuo storico-mondiale. Forse ciò è esagerato. Ad ogni modo già qui si mostra che l’individuo e lo Stato non stanno solo in opposizione l’uno con l’altro, ma si condizionano reciprocamente. Il concetto greco dell’individuo, che di certo si distingue profondamente dal concettomoderno, può in generale essere difficilmente pensato in modo indipendente dalla forma delle antichecittà-stato.

L’indebolimento dello stato greco non può, inoltre, venire senz’altro attribuito all’affievolirsi delleforze individuali. Piuttosto le piccole città-stato, in cui v’era una sorta di unità trasparente tra gliinteressi degli individui e quelli della comunità statale, non corrispondevano più alle condizioni dello sviluppo economico. Sembrava che gli interessi materiali degli individui potessero essere meglio tutelati entro edifici statali più estesi, organizzati centralmente, anche se i cittadini non potevano piùcontrollare questi edifici come controllavano l’Atene del V secolo. Persino nella tarda antichità, quando i destini dei grandi imperi si compivano sopra le teste della popolazione, i ceti più elevati dellapopolazione cittadina borghese furono per lunghi periodi toccati marginalmente dagli eventi, che spesso contrapponevano giunte militari, cricche abbastanza ristrette. Solo con le migrazioni dei popolil’estraniazione degli individui dai loro Stati fu effettivamente causa di sventura. Nell’antichità il rapporto tra Stato e individuo non ha ancora fatto esperienza di quel mortale inasprimento, che solooggi noi conosciamo. La società antica, infatti, era incomparabilmente meno socializzata di quellamoderna in tutti i suoi sistemi. Al giorno d’oggi tutte le funzioni stanno in relazione reciproca e tutte ledecisioni politiche statali toccano immediatamente il destino individuale. Se, d’altra parte, gliordinamenti giuridici promettono all’individuo più protezione che nell’antichità, in compenso igoverni totalitari di entrambe le varianti mirano tanto più fervidamente a cassare questi ordinamentigiuridici e a consegnare l’individuo, senza protezioni, all’onnipotenza dell’apparato statale. Questapossibilità, costantemente aperta anche dopo la sconfitta di Hitler – e che oggi giunge a consapevolezza in particolare attraverso la minaccia proveniente dall’Est – rappresenta la forma specifica entro cui noi ci affatichiamo su quel problema antichissimo.

Da: Adorno, Individuo e stato, in La crisi dell’individuo, a cura di I. Testa, Diabasis, Reggio Emilia, 2010, pp. 142-4.

Il 25 febbraio iniziamo a “Pensare la vita”.Quest’anno ci occupiamo de “Il senso degli opposti”.

13 Feb

Paltone aristoteleDal 25 febbario avrà inizio un nuovo corso di formazione filosofica “Pensare la vita”, quest’anno focalizzato sul senso di alcune opposizioni di concetti e valori che attraversano la storia del pensiero: anima e corpo in Platone, amore e odio in Empedocle e Freud, libertà e grazia in Lutero, vita contemplativa e vita attiva in Hannah Arendt, ragione e passioni in Spinoza, giustizia e compassione in Schopenhauer, libertà e uguaglianza in Tocqueville, Individuo e Stato in Adorno.

La visione del mondo di ciascun pensatore è basata su un’idea fortemente caratterizzata, che acquista risalto in quanto si definisce rispetto a idee opposte precedentemente formulate. Talora i termini in contrasto non si trovano in un rapporto di assoluta esclusione: è possibile che ciascuno possieda una sua verità e venga persino conciliato col suo contrario in una sintesi più ampia.

Il corso si propone di esplorare il significato del contrasto o dell’equilibrio di alcune di queste coppie di concetti antitetici. Ciò verrà fatto ogni volta a partire dalla ricostruzione della teoria di un determinato filosofo.

Vi ricordiamo che gli incontri sono aperti a tutti, e che non è richiesta alcuna conoscenza fifosofica.

Durante il primo incontro parleremo di Anima e corpo in Platone, con Alberto Meschiari.

Qui potete trovare il programma del corso, locandina in formato pdf

notizie sui relatori, informazioni sul luogo in cui si terrano gli incontri, il Cinema Astra.logo comune di Parma

logo biblio gu

logo_gazzetta_di_parma

Dipartimento ALEF

Dipartimento ALEF

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: