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Nuovi filmati disponibili

16 Apr
Nella pagina dell’edizione 2013 dedicata ai filmati, sono ora disponibili le riprese della terza lezione: Alberto Siclari, Libertà e grazia in Lutero, della sesta lezione: Paolo Cristofolini, Ragione e passioni in Spinoza, e della settima: Elena Pulcini, Libertà e uguaglianza in Tocqueville. 
Per vedere i video clicca qui.
A breve saranno disponibili i filmati di tutte le lezioni.

Film

Lunedì 11 marzo parleremo di “Libertà e grazia in Lutero” con Alberto Siclari

6 Mar

lutero

Lunedì prossimo, 11 marzo, in occasione della terza lezione del corso Pensare la vita. Il senso degli opposti, il professor Alberto Siclari ci parlerà di Libertà e grazia in Lutero. Fabrizio Amerini sarà il moderatore.

Qui potete trovare la scheda completa della lezione:

Alberto Siclari – Libertà e grazia in Lutero.

Mentre nella pagina Libri consigliati troverete i titoli di alcuni testi indicati da Alberto siclari.

Nell’Elogio della follia, pubblicato per la prima volta nel 1511, il monaco agostiniano Erasmo da Rotterdam, dopo aver messo in luce come l’esistenza umana sia tutta attraversata, gravata e sorretta, da forme diverse e persino contrastanti di follia, viene a parlare della carità, “la follia di Dio”, “la follia della croce”, la follia della suprema libertà, per cui in Cristo Dio stesso, “vestite le umane spoglie, […] si è fatto anche peccato per risanarci dai peccati”. Talora si considera l’Elogio soltanto una satira gustosa, trascurando questa parte conclusiva, ma essa ne è forse la miglior chiave di lettura: al folle brancolare dell’uomo può porre riparo soltanto la follia di Dio.

Negli stessi anni, un altro monaco agostiniano, Martin Lutero, spirito certamente non meno religioso di Erasmo, si interroga tormentosamente sulla condizione umana, sulla follia dell’uomo peccatore, «che non vede se stesso e pensa di godere ottima salute», mentre è sospeso sul baratro della morte e della dannazione (Salmi penitenziali, in Scritti religiosi di Martin Lutero, a cura di Valdo Vinay, UTET, San Benigno Canavese 1978 (1967), 98). E trova la risposta ai suoi tormenti, anche lui, nella “follia di Dio”, che in Cristo si è fatto «maledizione» (Gal. 3,13) e «peccato» (2 Cor. 5,21) per la salvezza dell’uomo.

La valorizzazione della tematica paolina della grazia accomuna, dunque, e non è un caso, i due monaci. Tuttavia, sulla parte che in vista della salvezza spetta all’uomo vi è fra di loro un contrasto insanabile, che li porterà a scrivere, l’uno contro l’altro, il Libero arbitrio e il Servo arbitrio. L’uno, infatti, Erasmo, è convinto che nell’uomo vi sia sempre una traccia viva della follia del creatore: umiliata e distorta dal peccato, nell’uomo vi è sempre la capacità di aprirsi, con l’aiuto divino, all’“ineffabile influsso di quel sommo Bene che tutto trae a sé” (Elogio della follia, 46). L’altro, Lutero, sostiene che l’uomo è ineluttabilmente prigioniero del peccato, e che soltanto l’addossarsi ogni male che Dio ha compiuto in Cristo, supremo atto d’amore della libertà onnipotente, “riveste” l’uomo di fede del manto della giustizia, per cui egli è “assieme peccatore e giusto”, condannato e salvato.

Soltanto la fede e la fede sola salva. Ma la fede è grazia, è un dono dell’imperscrutabile volere eterno di Dio, che può darlo ad alcuni e non darlo ad altri. Sullo sfondo della teologia luterana si viene così a stagliare l’idea della predestinazione, nonostante essa ripugni “alla signora ragione, più comunemente chiamata ragione umana”, come Lutero si esprime (Servo arbitrio, Weimarer Ausgabe, 18, 728), e sia apparsa scandalosa allo stesso Lutero.

Quattro secoli dopo di lui, sviluppando la sua fondamentale “illuminazione”, il calvinista Karl Barth proporrà una lettura liberatoria di questa presenza incombente. La “doppia predestinazione”, alla salvezza e alla condanna, deve intendersi come elezione dell’umanità in Cristo, nel quale il “sì” di Dio sulla salvezza dell’uomo e il “no” sul suo peccato sono entrambi reali, ma il “no” è stato inchiodato e cancellato sulla croce. Noi, precisa Barth, «conosciamo in realtà soltanto un trionfo dell’inferno ed è l’abbandono di Gesù Cristo; e sappiamo che questo trionfo ha avuto luogo affinché non ce ne fossero mai più altri, affinché l’inferno non potesse più vincere nessuno. […] Gesù Cristo è il riprovato per eccellenza; in lui infatti Dio è diventato un riprovato, ed in lui ha toccato il fondo della riprovazione. […] Non conosciamo nessuno che Dio abbia veramente e definitivamente abbandonato a se stesso; non conosciamo che un solo essere abbandonato e perduto, ossia Gesù Cristo; egli è stato perduto (ma anche ritrovato) affinché nessuno, a parte lui, lo fosse» (La dottrina dell’elezione divina. Dalla Dogmatica Ecclesiastica, a cura di A. Moda, UTET, Torino 1983, pp. 947-948).

La scandalosa enormità del dono sembra riproporre l’ipotesi origeniana della redenzione universale. Un’ipotesi che molti teologi, riformati e cattolici, oggi non respingono, ma che è destinata a rimanere tale. Anzitutto perché l’uomo non può certamente arrogarsi il diritto di definire la volontà divina, e in secondo luogo perché, si è sostenuto, l’idea della redenzione universale negherebbe la libertà dell’uomo, che si vede consistere nella sua capacità di accogliere o rifiutare il dono della salvezza. Sul piano strettamente razionale, l’opposizione fra libero arbitrio e predestinazione, se anche questa è risolta nella figura dell’elezione, non sembra superabile.

Vedeva dunque bene Lutero quando, alla conclusione del suo scritto polemico contro Erasmo, che riconosceva alla volontà umana un’efficacia sia pur marginale «nelle cose concernenti la salvezza» (Servo arbitrio, 18, 614), gli dava atto di aver colto nel rapporto fra libero arbitrio e grazia «il punto cruciale della questione» che veniva ponendo. «Ti lodo e te ne do vanto, scrive: sei stato il solo a trattare il punto essenziale dell’argomento e a non avermi seccato con questioni estranee al dibattito, come il papato, il purgatorio, le indulgenze o altre simili fandonie con le quali tutti gli altri han tentato di accalappiarmi» (Servo arbitrio, 18, 786).

Alberto Siclari

Alberto Siclari

Il 25 febbraio iniziamo a “Pensare la vita”.Quest’anno ci occupiamo de “Il senso degli opposti”.

13 Feb

Paltone aristoteleDal 25 febbario avrà inizio un nuovo corso di formazione filosofica “Pensare la vita”, quest’anno focalizzato sul senso di alcune opposizioni di concetti e valori che attraversano la storia del pensiero: anima e corpo in Platone, amore e odio in Empedocle e Freud, libertà e grazia in Lutero, vita contemplativa e vita attiva in Hannah Arendt, ragione e passioni in Spinoza, giustizia e compassione in Schopenhauer, libertà e uguaglianza in Tocqueville, Individuo e Stato in Adorno.

La visione del mondo di ciascun pensatore è basata su un’idea fortemente caratterizzata, che acquista risalto in quanto si definisce rispetto a idee opposte precedentemente formulate. Talora i termini in contrasto non si trovano in un rapporto di assoluta esclusione: è possibile che ciascuno possieda una sua verità e venga persino conciliato col suo contrario in una sintesi più ampia.

Il corso si propone di esplorare il significato del contrasto o dell’equilibrio di alcune di queste coppie di concetti antitetici. Ciò verrà fatto ogni volta a partire dalla ricostruzione della teoria di un determinato filosofo.

Vi ricordiamo che gli incontri sono aperti a tutti, e che non è richiesta alcuna conoscenza fifosofica.

Durante il primo incontro parleremo di Anima e corpo in Platone, con Alberto Meschiari.

Qui potete trovare il programma del corso, locandina in formato pdf

notizie sui relatori, informazioni sul luogo in cui si terrano gli incontri, il Cinema Astra.logo comune di Parma

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Dipartimento ALEF

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