Tag Archives: politica

Corso 2014: “Vite che cambiano”. Si parte lunedì 24.

5 Feb

Pensare la vita

Vite che cambiano

 

2 4 f e b b r a i o

Gli estremi della vita: la nascita e la morte

Ferruccio Andolfi, modera Chiara Tortora

 

3 m a r z o

Politica: disillusione e prospettive di cambiamento

Italo Testa, modera Simona Bertolini

 

1 0 m a r z o

Dolore:  tra perdita e crescita

Carlo Brosio, modera Donatella Gorreta

 

1 7 m a r z o

Arte: immaginazione e mondi possibili

Roberto Escobar, modera Silvano Allasia

 

2 4 m a r z o

Etica: incertezza dei valori e invenzione morale

Alberto Siclari, modera Emanuela Giuffredi

 

3 1 m a r z o

Lavoro: io flessibile e io alienato

Francesco Totaro, modera Diego Melegari

 

7 a p r i l e

Speranza: piani di vita e infanzie tradite

Paolo Costa, Stefano Cardini, modera Marina Savi

 

1 4 a p r i l e

Amore: le virtù trasformative delle relazioni

Alberto Meschiari, modera Teresa Paciariello

 

Cinema Astra

Piazzale Volta 3, Parma

Orario delle lezioni ore 18 – Ingresso libero

Clicca qui per la locandina

Annunci

“Individualismo vecchio e nuovo” di John Dewey. Giovedì 3 ottobre verrà presentato il decimo volume della collana “La Ginestra”

29 Set

Giovedì 3 ottobre, presso la sede della casa editrice Diabasis, in vicolo del Vescovado 12/A a Parma, Sala Scansani
durante un incontro dedicato a La filosofia di fronte alla crisi economica a partire da John Dewey,
si terrà la presentazione del decimo volume della collana La Ginestra: INDIVIDUALIMO VECCHIO E NUOVO di John Dewey, a cura di Rosa Maria Calcaterra.
Interveranno:
Armando Massarenti, Rosa Maria Calcaterra, Italo Testa, Ferruccio Andolfi

Cliccate qui per visualizzare l’invito della casa editrice Diabasis

Una società più giusta e più stabile secondo Dewey si fonda su un individualismo capace di sviluppare le personalità individuali. Una distratta superficialità e il rapido cambiamento dei riferimenti simbolici sociali indotte dalla comunicazione di massa ha inibito lo sviluppo dei valori morali e sminuito la capacità dei singoli di comunicare e collaborare assieme. Questo libro fu scritto da John Dewey nel 1929, mentre incalzava la più grave crisi economica americana. La rivista d’avanguardia «The New Republic» pubblicò questi articoli, ancora profondamente attuali. Il pensiero di Dewey si adatta assai bene all’urgenza dei nostri tempi, alterna amarezza e speranza e indaga sulle opportunità da cogliere per una nuova prospettiva morale e sociale. Un nuovo individualismo, che infonda una responsabilità sociale pienamente consapevole della forza dei propri valori e della propria autonomia.

Qui potete trovare un’anteprima del volume

Lunedì 15 aprile parliamo di “Libertà e uguaglianza in Tocqueville” con Elena Pulcini

12 Apr
Alexis de Tocqueville (Parigi 1805 – Cannes1859)

Alexis de Tocqueville (Parigi 1805 – Cannes1859)

Lunedì prossimo, 15 aprile,  si terrà il settimo e penultimo incontro dell’edizione 2013 di Pensare la vita.
Con Elena Pulcini rifletteremo sull’opposizione di Libertà e uguaglianza in Tocqueville.
Moderatore: Marina Savi.

Di seguito il testo base della lezione fornito dalla relatrice:

 QUALE TIPO DI DISPOTISMO DEBBONO PAVENTARE LE NAZIONI DEMOCRATICHE

Credo, dunque, che la forma d’oppressione da cui sono minacciati i popoli democratici non rassomiglierà a quelle che l’hanno preceduta nel mondo, i nostri contemporanei non ne  potranno trovare l’immagine nei loro ricordi. Invano anch’io cerco un’espressione che riproduca e contenga esattamente l’idea che me ne sono fatto, poiché le antiche parole dispotismo e tirannide non le convengono affatto. La cosa è nuova, bisogna tentare di definirla, poiché non è possibile indicarla con un nome.

Se cerco di immaginarmi il nuovo aspetto che il dispotismo potrà avere nel mondo vedo una folla innumerevole di uomini eguali, intenti solo a procurarsi piaceri piccoli e volgari, con i quali soddisfare i loro desideri. Ognuno di essi tenendosi da parte, è quasi estraneo al destino di tutti gli altri: i suoi figli e i suoi amici formano per lui tutta la specie umana; quanto al rimanente dei suoi concittadini, egli è vicino ad essi, ma non li vede; li tocca ma non li sente affatto; vive in se stesso e per se stesso e, se gli resta ancora una famiglia, si può dire che non ha più patria.

Al di sopra di essi si eleva un potere immenso e tutelare, che solo si incarica di assicurare i loro beni e di vegliare sulla loro sorte. È assoluto, particolareggiato, regolare, previdente e mite. Rassomiglierebbe all’autorità paterna se, come essa, avesse lo scopo di preparare gli uomini alla virilità, mentre cerca invece di fissarli irrevocabilmente nell’infanzia, ama che i cittadini si divertano, purché non pensino che a divertirsi. Lavora volentieri al loro benessere, ma vuole esserne l’unico agente e regolatore; provvede alla loro sicurezza e ad assicurare i loro bisogni, facilita i loro piaceri, tratta i loro principali affari, dirige le loro industrie, regola le loro successioni, divide le loro eredità; non potrebbe esso togliere interamente loro la fatica di pensare e la pena di vivere?

Così ogni giorno esso rende meno necessario e più raro l’uso del libero arbitrio, restringe l’azione della volontà in più piccolo spazio e toglie a poco a poco a ogni cittadino perfino l’uso di se stesso. L’eguaglianza ha preparato gli uomini a tutte queste cose, li ha disposti a sopportarle e spesso anche considerarle come un beneficio.

Così, dopo avere preso a volta a volta nelle sue mani potenti ogni individuo ed averlo plasmato a suo modo, il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; ne copre la superficie con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la massa; esso non spezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca; non distrugge, ma impedisce di creare; non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi, della quale il governo è il pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo.

Tocqueville, La democrazia in America, vol. II, parte quarta, cap. 6.

Qui potete trovare il testo base in formato pdf: Elena Pulcini- Libertà e uguaglianza in Tocqueville

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: