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Pensare la vita riparte lunedì 23 febbraio. Ferruccio Andolfi terrà la prima lezione dal titolo “Dopo il trionfo della ragione”

10 Feb

Lunedì 23 febbraio, alle ore 18, presso il cinema Astra di Parma, si aprirà la quinta edizione del corso filosofico Pensare la vita. Quest’anno il fulcro dei nostri incontri ruoterà attorno alla tematica Ragione e Passione.

La prima lezione sarà tenuta dal nostro presidente, Ferruccio Andolfi, con un intervento dal titolo Dopo il trionfo della ragione. Moderatore sarà Chiara Tortora.

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Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770, Stoccarda – 1831, Berlino)

Hegel: la ragione governa il mondo
L’unico pensiero che la filosofia della storia porta con sé è il semplice pensiero della ragione: che la ragione governi il mondo, e che quindi anche la storia universale debba essersi svolta razionalmente. […] La considerazione filosofica non ha altro intento che quello di eliminare l’accidentale. Dobbiamo cercare nella storia un fine universale, il fine ultimo del mondo, e non uno scopo particolare dello spirito soggettivo o del sentimento. […] Se ci si accosta al mondo solo con la soggettività, lo si troverà conformato a seconda della propria costituzione individuale, e di ogni cosa si presumerà di sapere e vedere come piuttosto avrebbe dovuto essere fatta, come sarebbe dovuta andare. Ma il grande contenuto della storia è razionale, e razionale dev’essere: una volontà divina domina poderosa nel mondo, e non è così impotente da non saperne determinare il gran contenuto .[…] Lo stesso pensiero [che la ragione governi il mondo] si presenta nella forma della verità religiosa, che il mondo non sia abbandonato al caso e a cause estrinseche e accidentali, ma che una provvidenza la governi. Ma questa credenza è indeterminata, fede nella provvidenza ingenerale, non si applica al tutto, al complessivo corso degli eventi del mondo. Il piano dell aprovvidenza deve restar celato ai nostri occhi, e anzi sarebbe presunzione volerlo conoscere. Anime pie scorgono in molte singole circostanze, in cui altri non vedono che l’azione del caso, disposizioni della provvidenza di Dio. Nella storia universale non possiamo fermarci a tale commercio al minuto della fede nella provvidenza, e nemmeno a quella credenza astratta  e indeterminata che si arresta all’asserzione generale di una provvidenza governante il mondo, e non vuole affrontare il concreto. È invece quest’ultimo compito che dobbiamo seriamente proporci. […] Si può sentir spesso tacciare di presunzione il desiderio di conoscere il piano della provvidenza. In ciò è da vedere il portato dell’idea che non si possa conoscere Dio. E se è la teologia stessa che è giunta a disperare così, è necessario rifugiarsi proprio nella filosofia,  quando si voglia conoscere Dio. A prima vista la storia ci mostra le azioni degli uomini, le quali procedono dai loro bisogni e passioni e interessi; e ne procedono in modo che, in questo spettacolo d’attività, solo i bisogni, le passioni, gli interessi appaiono quale moventi. […] Se consideriamo questo spettacolo delle passioni e le conseguenze della loro violenza, non possiamo concludere se non col compianto per questa universale transitorietà. 1292769426[…] Nell’ordinamento del mondo un ingrediente sono le passioni, l’altro è il momento razionale. Le passioni sono l’elemento attivo. Nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione. […] Anche nel considerare la storia si può assumerela felicità come punto di vista; ma la storia non è il terreno della felicità. I periodi di felicità sono in essa pagine vuote. Certo nella storia del mondo c’è anche soddisfazione; ma questa non è ciò che vien chiamata felicità, perché è soddisfazione di esigenze tali, che stanno al di sopra degli interessi particolari. Hegel, Lezioni sulla filosofia della storia, I, La Nuova Italia, Firenze 1961 (pp. 7-22, 66-82passim).

Feuerbach: solo ciò che è in grado di patire merita di esistere
Ludwig Feuerbach (1804, Landshut - 1872, Norimberga)

Ludwig Feuerbach (1804, Landshut – 1872, Norimberga)

Il Dio dei teologi ha tutte le passioni dell’uomo senza essere passionale, ama senza amore, s’adira senza collera. Dove non ci sono limiti, né tempo, né bisogno, non vi sono neppure qualità, né energia, né spirito, né fuoco, né amore. Solo l’essere bisognoso è l’essere necessario. Un’esistenza senza bisogni è un’esistenza superflua. Ciò che è libero da bisogni in generale, non ha neppure bisogno dell’esistenza. Che sia o non sia è tutt’uno, ed è tutt’uno tanto per sé quanto per gli altri. Un essere senza necessità è un essere senza ragion d’essere. Solo ciò che è in grado di patire merita d’esistere. L’essere più gravido di dolori, quello soltanto è l’essere divino. Un essere che non soffre è un essere privo di essere. Un essere che non soffre è un essere privo di sensibilità e di materia. Gli strumenti, o meglio gli organi essenziali della filosofia, sono la testa e il cuore: la prima è la fonte dell’attività, della libertà, dell’infinità metafisica, dell’idealismo; il secondo è la fonte della passione, della finitezza, del bisogno, del sensualismo. Volendo usare un’espressione teoretica, essi sono il pensiero e l’intuizione, perché il pensiero è il bisogno della testa, l’intuizione (o il senso) il bisogno del cuore. Il pensiero è il principio della scuola, del sistema; l’intuizione è il principio della vita. Nell’intuizione io sono determinato dall’oggetto; nel pensiero sono io che determino l’oggetto. Nel pensiero sono Io; nell’intuizione non-Io. Soltanto partendo dalla negazione del pensiero, dalla determinazione dell’oggetto, dalla passione, dalla fonte di ogni piacere e di ogni bisogno, si crea il pensiero vero e oggettivo, la vera e oggettiva filosofia. L. Fuerbach, Tesi provvisorie per una riforma della filosofia, in Id., Principi della filosofiadell’avvenire, Einaudi, Torino 1946, p. 58 s.


Cliccando qui potrete scaricare la scheda della lezione

FERRUCCIO ANDOLFI, già docente di Filosofia della storia nel Dipartimento di Filosofiadell’Università di Parma, dirige il quadrimestrale “La società degli individui” e, insieme a ItaloTesta, la collana «La ginestra» di classici dell’individualismo solidale (Diabasis). Tra le suepubblicazioni: Lavoro e libertà. Marx Marcuse Arendt (Guida, 2004), Il non uomo non è unmostro. Saggi su Stirner (Guida, 2009), Il cuore e l’animo. Saggi su Feuerbach (Diabasis, 2011).Ha edito testi di Schleiermacher, Feuerbach, Marx, Guyau, Simmel, Landauer.

 

 

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Lunedì 25 marzo Paolo Cristofolini ci parlerà di “Ragione e passioni in Spinoza”

19 Mar
Baruch Spinoza

Baruch Spinoza
(24 novembre 1632, Amsterdam – 21 febbraio 1677, L’Aia)

Lunedì prossimo, 25 marzo, si terrà il quinto incontro dell’edizione 2013 di Pensare la vita.
Con Paolo Cristofolini rifletteremo sull’opposizione di Ragione e passioni in Spinoza.
Moderatore: Simona Delbono.
Di seguito trovate il testo base fornito dal relatore:

SPINOZA, Etica, parte IV, Appendice

I. Tutte le nostre tensioni o desideri derivano dalla necessità della nostra natura in modo tale da essere intelligibili mediante essa sola in quanto loro prima causa, ovvero in quanto siamo una parte dellanatura che non si può concepire per sé indipendentemente dagli altri individui.

II. I desideri che derivano dalla nostra natura così da essere intelligibili mediante essa sola sono quelli che si riferiscono alla mente in quanto questa si concepisce costituita di idee adeguate; mentre tutti glialtri desideri non si riferiscono alla mente se non in quanto concepisce le cose inadeguatamente, e la cui forza si deve definire in base non alla potenza umana, ma a quella di cose che sono fuori di noi; e perciò quelle si chiamano giustamente azioni, queste invece passioni; quelle infatti rivelano sempre la nostra potenza, mentre queste rivelano al contrario la nostra impotenza e la nostra conoscenza frammentaria.

III. Le nostre azioni, cioè quei desideri che si definiscono in base alla potenza ossia alla ragione dell’uomo, sono sempre buoni, mentre gli altri possono essere tanto buoni, quanto cattivi.

IV. Nella vita è perciò utile prima di tutto condurre a perfezione, per quanto possiamo, l’intelletto ossia la ragione, e in ciò consiste la più alta felicità, o beatitudine, dell’uomo; poiché la beatitudinenon è altro che l’appagamento dell’animo originato dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ora condurre a perfezione l’intelletto non è altro che avere intelligenza di Dio, e degli attributi e azioni di Dio. Perciò il fine ultimo dell’uomo guidato da ragione, ossia il desiderio supremo, con il quale si studia di controllare tutti gli altri, è quello da cui è portato a concepire adeguatamente se stesso e tutte le coseche possono essere colte dalla sua intelligenza.

V. Non c’è vita razionale senza intelligenza, e le cose sono buone solo nella misura in cui aiutano l’uomo a fruire della vita della mente, che è definita dall’intelligenza. Chiamiamo invece cattive solo quelle cose che impediscono all’uomo di perfezionare la sua ragione e di godere della vita razionale.

VI. Ma poiché tutte le cose di cui l’uomo è causa efficiente sono necessariamente buone, nulla di male può venire all’uomo se non da cause esterne; ovvero, in quanto è parte della natura intera, alle cui leggi la natura umana è costretta a ubbidire, ed ai cui modi infiniti si può quasi adeguare.

VII. E non è possibile che l’uomo non faccia parte della natura e non segua il suo ordine comune; ma se si troverà fra individui che si accordino con la sua natura di uomo, con ciò stesso la sua umana potenza d’agire sarà coadiuvata e favorita. Ma se invece sarà fra individui che non si accordano per nulla con la sua natura, ben difficilmente potrà accomunarsi ad essi senza una grande trasformazione di sé.

VIII. Qualunque cosa si dia in natura che giudichiamo cattiva o che riteniamo ci possa impedire di esistere e di godere della vita razionale, ci è lecito allontanarla da noi per la via che ci pare più sicura, e ci è invece lecito appropriarci e fare uso in qualunque modo di qualunque cosa si dia che giudichiamo buona, ovvero utile alla conservazione del nostro essere a al godimento della vita razionale; e in senso assoluto è lecito a ciascuno, per diritto supremo di natura, fare ciò che giudica confacente alla sua utilità.

IX. Nulla sembra accordarsi di più con la natura di una cosa, che gli altri individui della stessa specie; e perciò (per il capitolo 7) nulla si dà per l’uomo di più utile per conservare il suo essere e per usufruire della vita razionale, dell’uomo guidato dalla ragione. Inoltre, poiché nulla conosciamo tra le cose singole che più valga dell’uomo guidato dalla ragione, in nulla uno può mostrare il proprio valore d’abilità e d’ingegno, più che nell’educare gli uomini in modo tale che finalmente vivano sotto il dominio della propria ragione.

X. Gli uomini, in quanto sono trascinati l’uno contro l’altro da invidia o da qualche moto di odio, sonotra loro avversi, e di conseguenza tanto più temibili, quanto più il loro potere supera quello di tutti gli altri individui della natura.

XI. Gli animi tuttavia non si conquistano con le armi, ma con l’amore e la generosità.

XII. Agli uomini è in primo luogo utile stabilire relazioni e collegarsi tra loro con quei vincoli che più sono adatti a unirli in un solo tutto e, in senso assoluto, a fare ciò che giova a consolidare le amicizie.

XIII. Ma per questo si richiedono abilità e vigilanza. Poichè gli uomini sono mutevoli (rari sono, ineffetti, quelli che vivono secondo quel che prescrive la ragione), e tuttavia per lo più invidiosi e inclini più alla vendetta che alla misericordia. C’è dunque bisogno di una particolare forza d’animo persopportare chiunque a seconda del suo carattere, e trattenersi dall’imitare gli altrui moti dell’animo. Quelli però che son capaci di rimproverare gli uomini e di deplorare i vizi piuttosto che insegnare le virtù, e non di rinforzare, ma di fiaccare gli animi umani, sono fastidiosi a sé e agli altri; per cui molti, per troppa insofferenza e per un falso zelo religioso, preferiscono vivere tra le bestie piuttosto che tragli uomini; come dei ragazzi, o degli adolescenti, che non riescono a sopportare con animo sereno le rampogne dei genitori e scappano a fare i militari; e scelgono i disagi della guerra e il dominio tirannico piuttosto che le comodità della casa e le paternali, lasciandosi addossare qualunque fardello sia loro imposto pur di punire i genitori.

XIV. Dunque, sebbene gli uomini regolino per lo più ogni cosa secondo i loro istinti, dalla comune società con loro provengono molti più vantaggi che danni. Perciò è meglio sopportare con animo sereno le loro offese e impegnarsi in ciò che serve a conciliare la concordia e l’amicizia.

 Clicca qui per scaricare la scheda

Paolo Cristofolini ha tradotto e curato l’edizione critica del testo latino dell’Etica di Spinoza, per Edizioni ETS, Pisa, 2010; ha inoltre scritto La scienza intuitiva di Spinoza. Nuova edizione interamente riveduta, Pisa, Edizioni ETS 2009.

Qui potete trovare alcuni testi consigliati dal relatore in occassione della lezione di lunedì

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