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Nuovi filmati disponibili

16 Apr
Nella pagina dell’edizione 2013 dedicata ai filmati, sono ora disponibili le riprese della terza lezione: Alberto Siclari, Libertà e grazia in Lutero, della sesta lezione: Paolo Cristofolini, Ragione e passioni in Spinoza, e della settima: Elena Pulcini, Libertà e uguaglianza in Tocqueville. 
Per vedere i video clicca qui.
A breve saranno disponibili i filmati di tutte le lezioni.

Film

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Ci rivediamo lunedì 8 aprile, con Paolo Cristofolini che ci parlerà di “Ragione e passioni” in Spinoza

28 Mar
Baruch Spinoza, Etica. Edizione critica del testo latino e traduzione italiana a cura di P. Cristofolini, Pisa, Edizioni ETS 2010

Baruch Spinoza, Etica. Ed. critica del testo latino e traduzione italiana a cura di P. Cristofolini, Pisa, Edizioni ETS 2010

Augurandovi Buona Pasqua,
vi ricordiamo che i nostri incontri riprenderanno lunedì 8 aprile.
Paolo Cristofolini terrà la lezione Ragione e passioni in Spinoza.
Moderatore: Simona Delbono.
Di seguito trovate il testo base fornito dal relatore:

SPINOZA, Etica, parte IV, Appendice

I. Tutte le nostre tensioni o desideri derivano dalla necessità della nostra natura in modo tale da essere intelligibili mediante essa sola in quanto loro prima causa, ovvero in quanto siamo una parte dellanatura che non si può concepire per sé indipendentemente dagli altri individui.

II. I desideri che derivano dalla nostra natura così da essere intelligibili mediante essa sola sono quelli che si riferiscono alla mente in quanto questa si concepisce costituita di idee adeguate; mentre tutti glialtri desideri non si riferiscono alla mente se non in quanto concepisce le cose inadeguatamente, e la cui forza si deve definire in base non alla potenza umana, ma a quella di cose che sono fuori di noi; e perciò quelle si chiamano giustamente azioni, queste invece passioni; quelle infatti rivelano sempre la nostra potenza, mentre queste rivelano al contrario la nostra impotenza e la nostra conoscenza frammentaria.

III. Le nostre azioni, cioè quei desideri che si definiscono in base alla potenza ossia alla ragione dell’uomo, sono sempre buoni, mentre gli altri possono essere tanto buoni, quanto cattivi.

IV. Nella vita è perciò utile prima di tutto condurre a perfezione, per quanto possiamo, l’intelletto ossia la ragione, e in ciò consiste la più alta felicità, o beatitudine, dell’uomo; poiché la beatitudinenon è altro che l’appagamento dell’animo originato dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ora condurre a perfezione l’intelletto non è altro che avere intelligenza di Dio, e degli attributi e azioni di Dio. Perciò il fine ultimo dell’uomo guidato da ragione, ossia il desiderio supremo, con il quale si studia di controllare tutti gli altri, è quello da cui è portato a concepire adeguatamente se stesso e tutte le coseche possono essere colte dalla sua intelligenza.

V. Non c’è vita razionale senza intelligenza, e le cose sono buone solo nella misura in cui aiutano l’uomo a fruire della vita della mente, che è definita dall’intelligenza. Chiamiamo invece cattive solo quelle cose che impediscono all’uomo di perfezionare la sua ragione e di godere della vita razionale.

VI. Ma poiché tutte le cose di cui l’uomo è causa efficiente sono necessariamente buone, nulla di male può venire all’uomo se non da cause esterne; ovvero, in quanto è parte della natura intera, alle cui leggi la natura umana è costretta a ubbidire, ed ai cui modi infiniti si può quasi adeguare.

VII. E non è possibile che l’uomo non faccia parte della natura e non segua il suo ordine comune; ma se si troverà fra individui che si accordino con la sua natura di uomo, con ciò stesso la sua umana potenza d’agire sarà coadiuvata e favorita. Ma se invece sarà fra individui che non si accordano per nulla con la sua natura, ben difficilmente potrà accomunarsi ad essi senza una grande trasformazione di sé.

VIII. Qualunque cosa si dia in natura che giudichiamo cattiva o che riteniamo ci possa impedire di esistere e di godere della vita razionale, ci è lecito allontanarla da noi per la via che ci pare più sicura, e ci è invece lecito appropriarci e fare uso in qualunque modo di qualunque cosa si dia che giudichiamo buona, ovvero utile alla conservazione del nostro essere a al godimento della vita razionale; e in senso assoluto è lecito a ciascuno, per diritto supremo di natura, fare ciò che giudica confacente alla sua utilità.

IX. Nulla sembra accordarsi di più con la natura di una cosa, che gli altri individui della stessa specie; e perciò (per il capitolo 7) nulla si dà per l’uomo di più utile per conservare il suo essere e per usufruire della vita razionale, dell’uomo guidato dalla ragione. Inoltre, poiché nulla conosciamo tra le cose singole che più valga dell’uomo guidato dalla ragione, in nulla uno può mostrare il proprio valore d’abilità e d’ingegno, più che nell’educare gli uomini in modo tale che finalmente vivano sotto il dominio della propria ragione.

X. Gli uomini, in quanto sono trascinati l’uno contro l’altro da invidia o da qualche moto di odio, sonotra loro avversi, e di conseguenza tanto più temibili, quanto più il loro potere supera quello di tutti gli altri individui della natura.

XI. Gli animi tuttavia non si conquistano con le armi, ma con l’amore e la generosità.

XII. Agli uomini è in primo luogo utile stabilire relazioni e collegarsi tra loro con quei vincoli che più sono adatti a unirli in un solo tutto e, in senso assoluto, a fare ciò che giova a consolidare le amicizie.

XIII. Ma per questo si richiedono abilità e vigilanza. Poichè gli uomini sono mutevoli (rari sono, ineffetti, quelli che vivono secondo quel che prescrive la ragione), e tuttavia per lo più invidiosi e inclini più alla vendetta che alla misericordia. C’è dunque bisogno di una particolare forza d’animo persopportare chiunque a seconda del suo carattere, e trattenersi dall’imitare gli altrui moti dell’animo. Quelli però che son capaci di rimproverare gli uomini e di deplorare i vizi piuttosto che insegnare le virtù, e non di rinforzare, ma di fiaccare gli animi umani, sono fastidiosi a sé e agli altri; per cui molti, per troppa insofferenza e per un falso zelo religioso, preferiscono vivere tra le bestie piuttosto che tragli uomini; come dei ragazzi, o degli adolescenti, che non riescono a sopportare con animo sereno le rampogne dei genitori e scappano a fare i militari; e scelgono i disagi della guerra e il dominio tirannico piuttosto che le comodità della casa e le paternali, lasciandosi addossare qualunque fardello sia loro imposto pur di punire i genitori.

XIV. Dunque, sebbene gli uomini regolino per lo più ogni cosa secondo i loro istinti, dalla comune società con loro provengono molti più vantaggi che danni. Perciò è meglio sopportare con animo sereno le loro offese e impegnarsi in ciò che serve a conciliare la concordia e l’amicizia.

 Clicca qui per scaricare la scheda

Paolo Cristofolini ha tradotto e curato l’edizione critica del testo latino dell’Etica di Spinoza, per Edizioni ETS, Pisa, 2010; ha inoltre scritto La scienza intuitiva di Spinoza. Nuova edizione interamente riveduta, Pisa, Edizioni ETS 2009.

Qui potete trovare alcuni testi consigliati dal relatore in occassione della lezione di lunedì

Lunedì 25 marzo Paolo Cristofolini ci parlerà di “Ragione e passioni in Spinoza”

19 Mar
Baruch Spinoza

Baruch Spinoza
(24 novembre 1632, Amsterdam – 21 febbraio 1677, L’Aia)

Lunedì prossimo, 25 marzo, si terrà il quinto incontro dell’edizione 2013 di Pensare la vita.
Con Paolo Cristofolini rifletteremo sull’opposizione di Ragione e passioni in Spinoza.
Moderatore: Simona Delbono.
Di seguito trovate il testo base fornito dal relatore:

SPINOZA, Etica, parte IV, Appendice

I. Tutte le nostre tensioni o desideri derivano dalla necessità della nostra natura in modo tale da essere intelligibili mediante essa sola in quanto loro prima causa, ovvero in quanto siamo una parte dellanatura che non si può concepire per sé indipendentemente dagli altri individui.

II. I desideri che derivano dalla nostra natura così da essere intelligibili mediante essa sola sono quelli che si riferiscono alla mente in quanto questa si concepisce costituita di idee adeguate; mentre tutti glialtri desideri non si riferiscono alla mente se non in quanto concepisce le cose inadeguatamente, e la cui forza si deve definire in base non alla potenza umana, ma a quella di cose che sono fuori di noi; e perciò quelle si chiamano giustamente azioni, queste invece passioni; quelle infatti rivelano sempre la nostra potenza, mentre queste rivelano al contrario la nostra impotenza e la nostra conoscenza frammentaria.

III. Le nostre azioni, cioè quei desideri che si definiscono in base alla potenza ossia alla ragione dell’uomo, sono sempre buoni, mentre gli altri possono essere tanto buoni, quanto cattivi.

IV. Nella vita è perciò utile prima di tutto condurre a perfezione, per quanto possiamo, l’intelletto ossia la ragione, e in ciò consiste la più alta felicità, o beatitudine, dell’uomo; poiché la beatitudinenon è altro che l’appagamento dell’animo originato dalla conoscenza intuitiva di Dio. Ora condurre a perfezione l’intelletto non è altro che avere intelligenza di Dio, e degli attributi e azioni di Dio. Perciò il fine ultimo dell’uomo guidato da ragione, ossia il desiderio supremo, con il quale si studia di controllare tutti gli altri, è quello da cui è portato a concepire adeguatamente se stesso e tutte le coseche possono essere colte dalla sua intelligenza.

V. Non c’è vita razionale senza intelligenza, e le cose sono buone solo nella misura in cui aiutano l’uomo a fruire della vita della mente, che è definita dall’intelligenza. Chiamiamo invece cattive solo quelle cose che impediscono all’uomo di perfezionare la sua ragione e di godere della vita razionale.

VI. Ma poiché tutte le cose di cui l’uomo è causa efficiente sono necessariamente buone, nulla di male può venire all’uomo se non da cause esterne; ovvero, in quanto è parte della natura intera, alle cui leggi la natura umana è costretta a ubbidire, ed ai cui modi infiniti si può quasi adeguare.

VII. E non è possibile che l’uomo non faccia parte della natura e non segua il suo ordine comune; ma se si troverà fra individui che si accordino con la sua natura di uomo, con ciò stesso la sua umana potenza d’agire sarà coadiuvata e favorita. Ma se invece sarà fra individui che non si accordano per nulla con la sua natura, ben difficilmente potrà accomunarsi ad essi senza una grande trasformazione di sé.

VIII. Qualunque cosa si dia in natura che giudichiamo cattiva o che riteniamo ci possa impedire di esistere e di godere della vita razionale, ci è lecito allontanarla da noi per la via che ci pare più sicura, e ci è invece lecito appropriarci e fare uso in qualunque modo di qualunque cosa si dia che giudichiamo buona, ovvero utile alla conservazione del nostro essere a al godimento della vita razionale; e in senso assoluto è lecito a ciascuno, per diritto supremo di natura, fare ciò che giudica confacente alla sua utilità.

IX. Nulla sembra accordarsi di più con la natura di una cosa, che gli altri individui della stessa specie; e perciò (per il capitolo 7) nulla si dà per l’uomo di più utile per conservare il suo essere e per usufruire della vita razionale, dell’uomo guidato dalla ragione. Inoltre, poiché nulla conosciamo tra le cose singole che più valga dell’uomo guidato dalla ragione, in nulla uno può mostrare il proprio valore d’abilità e d’ingegno, più che nell’educare gli uomini in modo tale che finalmente vivano sotto il dominio della propria ragione.

X. Gli uomini, in quanto sono trascinati l’uno contro l’altro da invidia o da qualche moto di odio, sonotra loro avversi, e di conseguenza tanto più temibili, quanto più il loro potere supera quello di tutti gli altri individui della natura.

XI. Gli animi tuttavia non si conquistano con le armi, ma con l’amore e la generosità.

XII. Agli uomini è in primo luogo utile stabilire relazioni e collegarsi tra loro con quei vincoli che più sono adatti a unirli in un solo tutto e, in senso assoluto, a fare ciò che giova a consolidare le amicizie.

XIII. Ma per questo si richiedono abilità e vigilanza. Poichè gli uomini sono mutevoli (rari sono, ineffetti, quelli che vivono secondo quel che prescrive la ragione), e tuttavia per lo più invidiosi e inclini più alla vendetta che alla misericordia. C’è dunque bisogno di una particolare forza d’animo persopportare chiunque a seconda del suo carattere, e trattenersi dall’imitare gli altrui moti dell’animo. Quelli però che son capaci di rimproverare gli uomini e di deplorare i vizi piuttosto che insegnare le virtù, e non di rinforzare, ma di fiaccare gli animi umani, sono fastidiosi a sé e agli altri; per cui molti, per troppa insofferenza e per un falso zelo religioso, preferiscono vivere tra le bestie piuttosto che tragli uomini; come dei ragazzi, o degli adolescenti, che non riescono a sopportare con animo sereno le rampogne dei genitori e scappano a fare i militari; e scelgono i disagi della guerra e il dominio tirannico piuttosto che le comodità della casa e le paternali, lasciandosi addossare qualunque fardello sia loro imposto pur di punire i genitori.

XIV. Dunque, sebbene gli uomini regolino per lo più ogni cosa secondo i loro istinti, dalla comune società con loro provengono molti più vantaggi che danni. Perciò è meglio sopportare con animo sereno le loro offese e impegnarsi in ciò che serve a conciliare la concordia e l’amicizia.

 Clicca qui per scaricare la scheda

Paolo Cristofolini ha tradotto e curato l’edizione critica del testo latino dell’Etica di Spinoza, per Edizioni ETS, Pisa, 2010; ha inoltre scritto La scienza intuitiva di Spinoza. Nuova edizione interamente riveduta, Pisa, Edizioni ETS 2009.

Qui potete trovare alcuni testi consigliati dal relatore in occassione della lezione di lunedì

Il 25 febbraio iniziamo a “Pensare la vita”.Quest’anno ci occupiamo de “Il senso degli opposti”.

13 Feb

Paltone aristoteleDal 25 febbario avrà inizio un nuovo corso di formazione filosofica “Pensare la vita”, quest’anno focalizzato sul senso di alcune opposizioni di concetti e valori che attraversano la storia del pensiero: anima e corpo in Platone, amore e odio in Empedocle e Freud, libertà e grazia in Lutero, vita contemplativa e vita attiva in Hannah Arendt, ragione e passioni in Spinoza, giustizia e compassione in Schopenhauer, libertà e uguaglianza in Tocqueville, Individuo e Stato in Adorno.

La visione del mondo di ciascun pensatore è basata su un’idea fortemente caratterizzata, che acquista risalto in quanto si definisce rispetto a idee opposte precedentemente formulate. Talora i termini in contrasto non si trovano in un rapporto di assoluta esclusione: è possibile che ciascuno possieda una sua verità e venga persino conciliato col suo contrario in una sintesi più ampia.

Il corso si propone di esplorare il significato del contrasto o dell’equilibrio di alcune di queste coppie di concetti antitetici. Ciò verrà fatto ogni volta a partire dalla ricostruzione della teoria di un determinato filosofo.

Vi ricordiamo che gli incontri sono aperti a tutti, e che non è richiesta alcuna conoscenza fifosofica.

Durante il primo incontro parleremo di Anima e corpo in Platone, con Alberto Meschiari.

Qui potete trovare il programma del corso, locandina in formato pdf

notizie sui relatori, informazioni sul luogo in cui si terrano gli incontri, il Cinema Astra.logo comune di Parma

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Dipartimento ALEF

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